Alla scoperta dell’identità misteriosa di Vivian Maier

Forse sono ancora in pochi a riconoscere il nome di Vivian Maier, ma per il mondo della fotografia è un personaggio che ha lasciato una traccia indelebile. Non chiamatela però fotografa perché tutta la vita è stata una bambinaia; non lasciate che resti solo una tata perché straordinaria è l’unica parola che ci viene in mente per definire la testimonianza di oltre 150.000 negativi che questa incredibile donna ci ha lasciato.

Il Magazzino delle Idee a Trieste, per la prima volta in Italia, presenta la mostra Vivian Maier, The self Portrait and its Double, a cura di Anne Morin. 70 autoritratti raccontano una disperata ricerca d’identità. Sembra un gioco a nascondino, una passeggiata nella quotidiana realtà tra le strade di New York e Chicago, con la continua presenza a volte velata altre importante, della sua stessa figura. L’incredibile storia di un’artista dallo sguardo sottile che attraverso la fotografia rincorre la necessità di definire una propria posizione nel mondo.

vivian maier magazzino delle idee double self portrait

Percorrendo la mostra si scoprono diversi dettagli della vita di Vivian, non solo attraverso i suoi occhi ma anche grazie alle numerose testimonianze raccolte da John Maloof, il giovane immobiliarista che ha fatto uscire allo scoperto l’innumerevole lavoro fotografico. È infatti possibile fermarsi a guardare la proiezione del documentario “Finding Vivian Maier”, un racconto che stuzzicherà ancora di più la curiosità attorno alla figura di questa incredibile donna, sulla quale ad oggi restano infiniti misteri.

Un riflesso su una vetrina, una porzione di specchio, un’ombra che si estende lungo un marciapiede, una silhouette inconfondibile che prende posto sulla scena; Vivian Maier è da scoprire, la si percepisce sempre, in ogni suo scatto. È la vita di una sconosciuta, di un’autenticità incredibile; è emersa dal nulla Miss. Maier ma il regalo che ci ha fatto con il suo enorme lavoro la identifica come icona assoluta nel bellissimo mondo della street photography.

Elena Vogrig