Quello di Azar Nafisi è un memoir toccante che ci fa vedere le sciagure di un regime attraverso il filtro della letteratura.

Leggere Lolita a Teheran non è solamente un memoir in cui l’autrice iraniana, Azar Nafisi, racconta uno squarcio della propria esistenza vissuta in Iran tra gli anni ‘80 e ‘90 del Novecento, ma è un libro a mio avviso dedicato a tutti coloro che amano profondamente la letteratura.

Azar Nafisi, oltre a scrivere, insegna letteratura inglese alla Johns Hopkins University a Washington D.C., negli Stati Uniti. Ma quello che sente per le parole, le frasi e tutto quel sistema che crea una storia, un romanzo, la letteratura è qualcosa di incredibilmente viscerale e che si sprigiona ad ogni frase di Leggere Lolita a Teheran.

È la storia di come Nafisi, mentre viveva e insegnava letteratura nella sua città natale, decise di fondare una sorta di circolo letterario di cui facevano parte sette delle sue studentesse più brillanti. Il libro inizia qui: tra l’odore di caffè e le voci di queste otto donne fragili e straordinarie che, a causa del regime della Repubblica Islamica dell’Iran, hanno dovuto subire i peggiori abusi. Donne che hanno dovuto chinare il capo, zittirsi, annullarsi pubblicamente, ma che nel privato del salotto della Professoressa Nafisi, hanno potuto liberarsi, confrontarsi, pensare, riflettere, arrabbiarsi, protestare, ridere: essere insomma degli esseri umani completi.

Azar Nafisi - Leggere Lolita a Teheran - immagine principale

Ma in Leggere Lolita a Teheran c’è molto altro. In particolare, traspare la capacità che ha la letteratura di aiutarci a leggere il mondo e la realtà che ci circondano qui e ora. Attraverso le opere di Vladimir Nabokov, Francis Scott Fitzgerald, Henry James e Jane Austen, autori diversissimi tra loro e lontani nel tempo l’uno dall’altro, Nafisi ci mostra la vita in una Teheran in cui il regime dell’ayatollah Khomeyni iniziò la Rivoluzione islamica, trascinò il Paese in una rovinosa guerra con l’Iraq fino al periodo della ricostruzione post bellica e l’inizio degli anni ‘90.

Leggere Lolita a Teheran ci insegna che la letteratura può essere di grande conforto davanti a un mondo in rovina di cui non conosciamo più le coordinate per muoverci in uno spazio fino a ieri così familiare e in cui i nostri ideali sono diventati pericolosi persino per la nostra sopravvivenza. La letteratura è in grado di ridarci quelle coordinate, dare un senso ad una realtà difficile da capire e, non da ultimo, può ridarci una grandissima speranza in un futuro migliore.

Giorgia Damiani