Un’analisi del lutto nell’arco di un anno in cui il pensiero magico ha influenzato la vita di Joan Didion

Joan Didion è una delle più grandi scrittrici americane viventi. La sua produzione spazia tra i generi maggiori: infatti è autrice di romanzi, inchieste giornalistiche, ma soprattutto è una grandissima scrittrice di saggi, un genere non facile e spesso non attrattivo per molti lettori.

Eppure i saggi di Joan Didion non sono affatto così. La voce che ci parla nei suoi saggi è una voce autorevole, la voce di una persona sempre vigile che riesce a cogliere i dettagli, le piccole sfumature, a cui poco riesce a sfuggire e soprattutto è una voce che riporta sulla pagina la propria verità in modo cristallino e mai noioso.


Se siete completamente digiuni di Joan Didion, c’è un bellissimo documentario su e prodotto da Netflix, The Center Will Not Hold, in cui il nipote di Didion e Dunne, Griffin Dunne, parla con la zia del suo lavoro e della sua vita. Un modo questo per avvicinare coloro che ancora non la conoscono al lavoro di una maestra della scrittura americana come Joan Didion. 

Parlo della voce di Joan Didion perché è con quella nella testa che, dopo aver visto The Center Will Not Hold, ho finalmente letto The Year of Magical Thinking, pubblicato in Italia da Il Saggiatore con il titolo L’anno del pensiero magico. È stata Joan Didion a leggermi le parole che scrisse dopo la morte di suo marito, lo scrittore John Gregory Dunne, The Year of Magical Thinking infatti parla proprio di questo: della morte di John Dunne e di come Joan Didion rispose e reagì nei momenti successivi.

La morte di John

Una sera del dicembre 2003, Joan e John rientrarono a casa e si prepararono per cenare. Mentre parlavano, Joan notò che John non rispondeva. In pochi secondi era stato colpito da un infarto e in pochi secondi sua moglie si rese conto che non stava più parlando ed era riverso a terra. Da quel momento Joan Didion racconta la sua elaborazione degli eventi, del lutto, della perdita, del vuoto e di ciò che era e ora non è più.

The Year of Magical Thinking è l’anno in cui Didion elabora pensieri magici verso suo marito, quel pensiero magico secondo cui se pensassimo intensamente ad una cosa o riuscissimo a fare delle azioni in un certo modo, allora potremmo essere capaci ad evitare un avvenimento inevitabile. Un piccolo esempio è il fatto che Didion pensasse di non poter dare via le scarpe di Dunne perché quando sarebbe tornato, non le avrebbe più trovate. 

L’analisi del lutto viene raccontata al lettore con lo stile della reporter, con l’acutezza di chi ascolta ogni minimo sussulto della propria mente e del proprio cuore e non lascia fuori niente: tutti i mutamenti che avvengono alle sue azioni, comportamenti e pensieri ci vengono raccontate attraverso lo stile unico che caratterizza la scrittura dei saggi di Didion.

Giorgia Damiani