Catapultati nell’occupazione, senza speranza ma con la forza di vivere: l’esperienza palestinese raccontata da Suad Amiry

Un libro forte, pensato per far riflettere un occidente troppe volte cieco di fronte a luoghi del mondo per cui non prova interesse: Suad Amiry ci porta nella Palestina occupata e ci racconta con grazia ed ironia la sua quotidianità.

Questo è un libro che mi è stato consigliato un pomeriggio di non molto tempo fa in un bar storico – e letterario – di Trieste. Incuriosita sempre da ciò che proviene dal vicino medio oriente non ho perso occasione per procurarmi la mia copia di questo romanzo-diario. Un diario scritto a cavallo di diverse decadi e che racconta una storia di tutti i giorni ma allo stesso tempo è una storia Storica.

La bellezza di questo racconto è la semplicità con cui la vita viene descritta. Ed è di sicuro una vita difficile, fatta di lacrime e privazioni. Inoltre, entra in gioco la macchina burocratica israeliana che sembra fatta apposta per stritolare le persone.

Attraverso questo libro scopriamo le difficoltà, gli stratagemmi e anche le piccole gioie di chi vive sotto occupazione. Ed è così che diventa un libro fondamentale. Perché non si può certo girare la testa dall’altra parte davanti ad un racconto di vita vera. E non si può più ignorare la sofferenza di un intero popolo.

Stefania Grosso