Il censimento dei radical chic è una satira acuta della politica dei nostri tempi.

“Il primo lo ammazzarono a bastonate perché aveva citato Spinoza durante un talk show.” Così comincia Il censimento dei radical chic, una satira impietosa sui tempi che corrono.

Lo sfondo di questo breve romanzo di Giacomo Papi, edito da Feltrinelli, è un’Italia molto simile a quella che conosciamo: tirate infinite sul web, in particolare i social network; il tifo da stadio per un politico o per un altro; la partigianeria bianco-nero per una corrente o per un’altra. Ma nell’Italia di Papi, questa prospettiva è portata al limite, chi tenta di fare ragionamenti più articolati e strutturati non solo viene visto come il nemico da annientare – o “asfaltare” – online e offline, ma anche da annientare fisicamente.

In Il censimento dei radical chic, la violenza non è più solo verbale, ma si trasforma in violenza fisica e i cosiddetti radical chic, coloro che appartengono alla borghesia ma hanno idee di sinistra radicale, cominciano ad essere letteralmente fatti fuori da non bene identificati scagnozzi picchiatori. Ed è così che il professore universitario in pensione, Giovanni Prospero, una sera, al rientro a casa da una trasmissione televisiva, viene ucciso di botte sul pianerottolo di casa. E sarà Olivia, sua figlia, ad accompagnarci in questo viaggio in un Paese tanto irriconoscibile quanto familiare per cercare di venire a capo della morte del padre.

Giacomo Papi in questo libro non risparmia nessuno: non risparmia sicuramente il governo, che sotto le mentite spoglie di una legge atta a proteggere i radical chic dai massacri, censisce loro e le loro biblioteche. Non risparmia il Primo Ministro dell’Interno, una nuova carica istituzionale che riunisce in un’unica persona i poteri del capo del Viminale e del Governo, un uomo la cui traiettoria di vita ci aiuta a capire le ragioni dei suoi comportamenti. Ma non risparmia nemmeno gli intellettuali, quella fetta di establishment che si è  infinitamente allontanata dai problemi reali del proprio Paese da essersi isolata completamente nella sua torre d’avorio per non uscirne più.

Questa piccola opera non è un atto d’accusa e non è nemmeno un’analisi concreta sugli italiani e sul nostro tempo. Con Il censimento dei radical chic, Papi cerca di spiegare i perché della polarizzazione sempre più radicata nella politica e nella nostra visione della politica e di come il linguaggio sia d’importanza fondamentale per creare la nostra visione della realtà. In particolare, è molto divertente l’intrusione di un paratesto fatto di note a piè di pagina, attraverso il quale i funzionari dell’Autorità Garante per la Semplificazione della Lingua Italiana tentano di venire a capo delle linee guida per sfoltire e appunto semplificare l’italiano da tutti quei termini ed espressioni che risulterebbero di difficile comprensione per l’italiano medio.

Come tutte le buone satire, Il censimento dei radical chic è un libro che fa molto ridere e molto riflettere su come il linguaggio dia forma alla realtà e su come questo nostro presente potrebbe delineare il futuro.

Giorgia Damiani