Gli anni ’80, la spensieratezza dell’adolescenza e la crescita: Jill Eisenstadt ci racconta tutto questo in Rockaway Beach

Questo romanzo di ‘formazione – non-formazione’ è stato scritto dall’autrice da giovanissima, nel 1987, ed è ora tradotto per noi da Leonardo Taiuti per Black Coffee. Quant’è difficile crescere a Rockaway Beach, New York, negli ’80? Le poche speranze, il passare il tempo con avventure improvvisate e per chi ha la fortuna, il college, per poi scoprire che il mondo è ancora più strano di questo quartiere newyorkese.

Il pregio del romanzo di Jill Eisenstadt è la fulminea descrizione di attimi, quasi fossero polaroid, brevi ed intense. I quattro amici protagonisti – e tutto il personale universo che ruota attorno a loro- sono descritti con pochi tratti precisi che ci mostrano il quadro perfetto di una gioventù annoiata, in una località di mare sospesa nel tempo.

Per i quattro protagonisti è difficile crescere, è difficile venire a capo della vita adulta, di ciò che li aspetta e delle nuove sfide che compaiono sulla loro strada. Alex è partita per il college, Timmy ne è ancora innamorato, Peg e Chowder cercano di diventare adulti a loro modo. Perché crescere non è mai stato semplice, in nessun luogo del mondo, e Rockaway Beach non ne è esente.

Un libro fresco, dallo stile veloce e accattivante ma che ci fa fare un tuffo in un’epoca che sembra ormai lontana eppure si ripercuote ancora su di noi. Jill Eisenstadt – e grazie a Black Coffee per questa edizione – ci regala un affresco davvero variopinto di un anno di vita nella New York degli anni ’80.

Stefania Grosso