Estratto da Perielio di Virginia Benenati

Perielio di Virginia Benenati Poesie Copertina

Vi presentiamo una selezione delle poesie di Virginia Benenati, contenute nella raccolta Perielio – uscita per Edda Edizioni. Versi dal sapore classico, nei toni e nello stile. Vi lasciamo con questo assaggio e vi consigliamo naturalmente la lettura completa.

Come fini rami sottili
che nel rigoglio festante della rinascita
si librano in aria, intrecciandosi,
screziando i tersi cieli di primavera

così i nostri incontri s’addensano
cadenzati al suono d’una vecchia campana paesana
e improvvisi, come i fremiti di risa che ridisegnano il tuo volto;
le dita indugiano a giocare
a mo’ di bimbi su di un prato.
Poi la tua voce scende
come pioggia
ad ammantare la sera.


Le tue mani sono come treni che viaggiano di notte
solcano il buio, penetrando l’oscurità
di questo mio spirito inquieto
che si lascia attraversare da parte a parte
come altere gallerie di montagna
sicure, dai loro strapiombi bordati di neve,
di un’erma pace,
ove le tue dita sole sanno addentrarsi
veloci, per arrivare prima
o indugianti, per godersi la traversata.
Le entrate e le uscite tu le conosci bene
come i treni, ch’anche nel torbido nero
sanno dove andare
e non s’arrestano mai ai passanti
per avere la via smarrita.


PERIELIO
Lo ricordo; al perielio del volo
c’eri tu.
Sicura sorgente ove propiziarsi fresche mareggiate
di nuvole ridenti
e pure acquazzoni in pieno viso,
perché sapevo d’amarti.
Il lieto tuo canto s’espandeva ovunque
anche nelle viuzze silenti e ne’ vicoli torti
dei miei paeselli bruciati dal sole.


Ero sempre in perielio.
La felicità si posava sulla tua bocca,
a un domani di baci e promesse;
ammaliate dai discontinui tocchi
con cui mi carezzavi,
t’orbitavano tutte intorno, le mie smanie – perdute – d’amore.


Lo ricordo; attingevo la vita
dai tuoi seni di latte,
mentre tutt’intorno i pianeti s’agitavano
in un bilioso vorticare confuso.


Somiglia a quello di una madre, il tuo bene
non così invisibile, eppure, com’esso, ubiquo e costante
Fedele come una quercia, dalle salde radici secolari
e dai rugosi tronchi ch’odorano del maestoso profumo della mia prima casa;
sicuro, come il timore d’ognuno per l’ultima ora.


Se mostra di muoversi, è solo perché come la vela
indietreggia prima di offrire il petto rigonfio;
se fermo, non evapora e non si prosciuga
con l’uso prolungato dei tuoi baci sulla pelle
degli sguardi, anche tenuti a distanza
della me reticente ch’avanza
nell’intrico di dubbi che t’affretti a fugare.


Da te, i tornado imparano a non esitare
e le maree sanno come fare
a smuovere e a scalfire ciò che sembra incorruttibile.


Sommergimi il tempo prima di te;
le sue ombre sottili s’allungano ancora,
snodandosi in frali incertezze eterne.


Profumo di rose e mare
schiudersi appena dopo una pioggerella lieve
da non lasciar che l’impronta velata delle sue orme
su timidi petali in controluce
che respira il bimbo con le nari aperte
e l’alcionica fronte voltata all’indietro


tale, la mia prematura idea di vita.


Nostalgia di chi custodisce la propria infanzia
nell’alveo frusciante d’una conchiglia
sottratta al suo rassicurante andirivieni
dell’onda sulla riva;
e portata al collo
come le medaglie e i cappi
così, rassomiglia di più al vero.


Quando ti vedo, piove
non so dire bene dove
se vicino o lontano
ma potrei indicarli col dito
i contorni di quelle nuvole
raggrumarsi in respiri d’ansia
prima ancora di scagliare tremiti d’acqua e sale
scivolosa e fredda come una carezza sulla schiena
di chi arrivasse coi palmi gelati
sulla nostra inerme, piovorna
pelle nuda.



SISIFO
Ma io sono come il masso di Sisifo
scivolo dai dirupi, pensandoti
ne risalgo, sospinto dalla folle speme di rivederti


la mia vita oscilla tra il tuo ricordo
e il sogno di te
altro mai non riesce ad attecchirvi
in quell’oncia d’equilibrio precario sulla cima


al primo buffo di vento si è già dissolto
e con esso, pure il miraggio dal mio volto
vinto dal tuo affanno che tracima
gli sforzi della mia rotta senza un porto


onde riprende il mio vagare errabondo
senza tregua
come i baci che mi desti
e invece ricomincia
l’insensato avvicendarsi
dei miei giorni uguali e speculari.

Laureata in Scienze Filosofiche all’Università degli Studi di Milano con il massimo dei voti, con una tesi incentrata sull’indagine dei meccanismi mimetici in seno ai rapporti interpersonali, è redattrice di Teatro.it. Si dedica alla scrittura, inizialmente in versi. È di fresca pubblicazione la sua prima silloge dal titolo Perielio (Edda edizioni). Attualmente sta portando avanti, tra le altre cose, un nuovo progetto: un canale Youtube che si propone di parlare di donne – delle loro vite, dei loro diritti, della loro storia – in una maniera insolita e provocatoria.