Una città, due popoli, generazioni diverse e una storia tormentata si intrecciano ne La bastarda di Istanbul

Elif Shafak è considerata una della più grandi scrittrici turche contemporanee e mondiali. Chi legge i suoi romanzi rimane affascinato dalla sua capacità di mescolare ingredienti diversi per raggiungere un esplosione finale, senza aver paura di tirare in ballo politica, tradizioni e dolori non dimenticati. Ed è ciò che succede ne La Bastarda di Istanbul.

Chi sarà la Bastarda del titolo? Asya, davvero bastarda, o la vita in questa città cosmopolita e dalla storia millenaria? O persino Istanbul stessa. Perché in fondo è la città che porta le due protagoniste e le loro ingombranti famiglie ad incontrarsi. Asya e Armanoush: così diverse eppure così legate dai fili del destino. In cerca di verità, in cerca di autonomia, percorrono Istanbul alla scoperta di un passato cancellato (il genocidio degli Armeni) e alla ricerca della propria maturità e consapevolezza (per Asya).

Le famiglie non sono tutte uguali, lo sanno bene le due ragazze. Cresciute in ambienti che la società potrebbe considerare disfunzionale, ma che in verità le forma, le fa diventare chi sono, con il bagaglio di esperienze, traumi, tradizioni, magia e dolori.

Non giudica mai Shafak, lascia che i personaggi percorrano la propria strada, anche se capiamo come quella strada porti al male, perpetrato di generazione in generazione. Sorridiamo anche, per gli atteggiamenti e i pregiudizi che crollano davanti alla vita quotidiana della Turchia. Piangiamo davanti alla tragedia e il cuore vola alto attraverso la poesia e la magia.

Eppure quello di Elif Shafak è anche un libro politico. Non di denuncia esplicito, ma è un libro sul rimorso e sul genocidio. Sulle differenze e sull’indifferenza di certe classi sociali. Nella sua trama complessa ed intrecciata, ritroviamo le lotte del mondo e la voglia di riuscire di ogni ragazzo del globo. Una lettura emozionante.

Stefania Grosso