La pandemia può essere raccontata? Ci provano divers* autor* in Decameron Project

Il Covid è arrivato e ha spazzato via il modo in cui viviamo e ci rapportiamo agli altri. Non so se capita anche a voi, ma ora ogni volta che leggo o vedo qualcuno che si abbraccia, un brivido mi corre lungo la schiena. Ed è quindi bello – e necessario – leggere finalmente dei racconti e dei pensieri che esprimono e testimoniano la vita in pandemia. Decameron Project (nome ovviamente ispirato al nostro Decamerone), edito in Italia da NNEditore, racchiude diversi autori da tutto il mondo che hanno risposto all’appello del New York Times Magazine.

Il risultato è un bellissimo affresco della letteratura contemporanea mondiale. Autori come Margaret Atwood, Mona Awad, Paolo Giordano, Leïla Slimani e Colm Tóibín ci raccontano la loro visione della pandemia, la loro percezione di come questa pandemia può ed è vissuta. Alcuni racconti ci portano in realtà alternative, altri seguono un andamento quotidiano (già abbastanza surreale di per sé), altri affrontano l’intimità e le proprie paure.

Si spazia attraverso diversi generi letterari e diverse reazioni. Anche lo stile e il background sono diversi, ma è proprio qui il punto più affascinante: scoprire come tutti siamo uniti in questo momento storico. Ci può essere la nostalgia per le azioni quotidiane, la paura, la distanza delle città, la solitudine di un posto vuoto, il mondo di prima e quello che sarà, la fantasia: è l’universalità delle storie e delle emozioni a far da collante a questo incredibile volume di realtà contemporanea.

Decameron Project è un primo e validissimo esperimento di letteratura in epoca di pandemia. Da non perdere.

Stefania Grosso