Un incredibile rovesciamento storico, un vero ‘mettersi nei panni degli altri’: Blonde Roots ci mette faccia a faccia con il razzismo

Bernardine Evaristo, autrice britannica di origine nigeriana, è salita alla ribalta con Girl, Woman, Other, edito in Italia da Sur in cui metteva in scena tutti gli intricati rapporti sociali e ideologici tra femminismo, razzismo e generazionali. Con Blonde Roots, libro del 2009, rovescia il nostro mondo e ci mette a confronto con il razzismo e la nostra cecità.

Quando apriamo Blonde Roots, troviamo Doris Scagglethorpe, giovane bianca rapita dagli schiavisti neri per portarla a servire in casa del padrone. Come come? Una bianca rapita… Ebbene sì, il grande gioco di Evaristo è quello di creare un mondo al negativo, di rovesciare la nostra storia e creare un universo dove i blak Aphrikans hanno una tratta degli schiavi – e gli schiavi sono i whyte Europanes.

Tutto si capovolge, i ruoli, i tempi, i tentativi di fuga e le ribellioni. Ma soprattutto sono capovolte le credenze, gli epiteti con cui vengono chiamati i bianchi e gli stereotipi che si creano. In questo modo, Evaristo ci mette in una posizione scomoda, ci obbliga a riflettere su cosa vuol dire essere il diverso e il torturato.

Il tutto usando una magistrale padronanza del linguaggio – a tratti poetico, altri ironico, altri ancora così crudo da far male – e una profonda conoscenza ed empatia con la società e la storia. Chiunque si avvicinerà a Blonde Roots ne rimarrà ammaliato, non solo per l’incredibile avventura di questi ‘schiavi’, ma anche per l’ingegno tecnico e poetico messo in atto nello scrivere questo romanzo.

E naturalmente, Blonde Roots entra con pieni titoli nella lista di romanzi ‘fondamentali’ per capire il razzismo sistemico della nostra società.

Stefania Grosso