In ricordo di Genova

Mi ricordo quei giorni, faceva caldo, guardavamo il TG – o meglio io mangiavo e captavo le notizie iniziando forse a capirle per la prima volta, dovevo compiere 13 anni – ancora ragazza, donna non formata, che strano anno, il 2001, ha cambiato il mio corpo e poi la storia moderna d’Italia e poi la storia del mondo contemporaneo – comunque dicevo, ricordo quei giorni.

Sono i primi ricordi politici che ho (non vale cantare l’Internazionale a cinque anni vero?). Ricordo le facce stupite dei miei, ma cosa fanno, ma cosa stanno facendo, quelle facce. Credo fossero sospesi anche i giudizi. E i miei odiavano Il Cavaliere (era un costante augurio: che gli venga un colpo), detestavano il mondo dei ricchi e potenti. Eppure nessuno capiva cosa diavolo stava succedendo a Genova nel caldo di luglio.

Io pensavo che dovessero avere un gran caldo.

Notizie, alla rinfusa, di fretta. Non capivo molto, avevo appena conosciuto i movimenti di resistenza (grazie tesina sulla Palestina), chi erano questi? E i black bloc poi? Per dire la verità non ho mai amato la divisa ma non sapevo perché
Passano i giorni, passa il sangue.

Ne hanno parlato poi. Il morto. Le violenze. Lacrime e sudore. Sangue e rabbia. I pugni al cielo. Lo stato di diritto. La sua inesistenza.

Ho rimosso poi. Eppure tornava fuori, più crescevo, più leggevo, il ricordo di quel corpo steso. Le immagini di sangue. C’era forse la guerra?

E la guerra c’è ancora dentro ognuno di noi, fuori da noi, dentro il cuore di chi lotta, fuori nelle strade.

Sono stata a Genova poi, mi ha riempito i polmoni con la sua aria da rimpianto. E il mio ricordo, ormai senza confusione, ormai formato, va a loro, a chi c’era e ancora c’è sotto il sole della lotta.