Michela Murgia – Stai zitta

Michela Murgia - Stai zitta

Stai zitta di Murgia è un decalogo di frasi sessiste che nessuna donna vuole più sentirsi dire

Pubblicato da Einaudi nel 2021, Stai zitta è un saggio che analizza e porta in luce con la chiarezza infallibile che caratterizza tutta la comunicazione di Murgia una sfilza di frasi che le donne si sentono dire da sempre. Strutturato in dieci capitoli più uno, Stai zitta – e altre nove frasi che non vogliamo sentire più mette sotto il naso di uomini e donne il sessismo quotidiano che queste ultime subiscono, a volte forse senza nemmeno rendersene conto.

Stai zitta nasce da un episodio personale dell’esperienza di Murgia: durante una diretta della trasmissione TG Zero di Radio Capital, lo psichiatra, Gabriele Morelli, perde le staffe perché lo contraddice Murgia e, facendo la voce grossa, le intima di stare zitta. Il primo capitolo prende le mosse da questo episodio aberrante e insieme agli altri dieci diventa un tassello del puzzle del sessismo nelle parole.

Con Stai zitta, Murgia ci dimostra e ci ricorda che realtà e linguaggio, cultura e vita sono inestricabilmente legati. Se per secoli agli uomini è stato concesso di dire “stai zitta”, scrivere articoli di giornale i cui titoli e testi riportano solo il nome dell’ingengera, della sindaca o della scienziata che ha ottenuto un merito accostandola perennemente al ruolo di madre e moglie, se ci si permette ancora di dire alle donne molestate che era solo un complimento, se non ci si ricorda mai il loro nome e lo si manifesta platealmente, questo significa che le donne saranno sempre persone, lavoratrici e cittadine di serie B.

La realtà che ci circonda e che viviamo quotidianamente dunque è creata anche dalle parole che utilizziamo per descriverla e raccontarla. Se il linguaggio è sessista, allora anche la realtà che spiega sarà sessista. Quando questo linguaggio viene utilizzato in politica, dai media e dalle istituzioni, esso diventa cultura e di conseguenza sarà sempre giustificato l’atto da parte di un uomo di dire “stai zitta” ad una donna e passarla liscia.

Guardando la faccenda dalla parte opposta, quella delle donne, Murgia ci fa capire anche che “parlare per una donna è un atto sovversivo”: siccome hanno sempre cercato di chiuderci la bocca, l’atto stesso di parlare per le donne è un gesto che scompiglia le carte in tavola. Nel momento in cui una donna prende la parola, ciò che dirà contribuirà a creare la realtà e di conseguenza influenzerà la società e la cultura in cui vive. Il processo per il cambiamento sarà di certo lungo, ma da qualche parte bisogna pur cominciare, e il terreno della comunicazione si presta a questo inizio.

La rivoluzione, ce lo insegna anche la linguista e divulgatrice, Vera Gheno, sta anche nelle parole e in chi le pronuncia. Come dice Murgia in un intervista al programma “Di Martedì”, le parole creano la realtà “e poi in quelle realtà qualcuno ci deve andare a vivere”. Vogliamo ancora vivere in un luogo raccontato e spiegato solamente da una fetta della popolazione, continuando a subirne le conseguenze? No, il silenzio imposto alle donne deve essere rotto. Un modo per prendere il martello è leggere questo libro.

Giorgia Damiani