Personale e politico, arte e traumi si mescolano nel saggio/memoir di Nathalie Léger

Non è un saggio, non è un reportage e non è un memoir questo libro di Nathalie Léger, ma è al tempo stesso tutte queste cose insieme. Il libro, pubblicato da La Nuova Frontiera, mescola infatti la storia tragica di Pippa Bacca a quella personale dell’autrice.

L’abito bianco che dà il titolo al libro è l’abito da sposa che indossava Pippa Bacca, l’artista italiana che affrontò il viaggio da Milano, direzione Gerusalemme e trovò la morte in Turchia. Ma è anche l’abito della madre della scrittrice. Forse è l’abito che tutte noi indossiamo e che in qualche modo rappresenta la nostra gabbia sociale: madre, moglie, figlia, donna e dunque sottomessa alla violenza, fisica e quotidiana.

Un libro breve, intenso, che alterna i momenti salienti della vita di Pippa Bacca e della sua performance e un dialogo mai finito tra Nathalie Léger e sua madre. Le due trame sono interconnesse, sono sovrapposte, così opposte eppure così vicine. Non è solo un libro sull’artista milanese come non è un puro memoir. Questa è una testimonianza sincera su tutte le donne, sull’arte, e sulla passione che ogni giorno ci muove e ci spinge a cambiare le cose.

Forse sì, volevo più dettagli, un lieto fine, una risposta al perché tutto ciò accade. Non c’è in questo breve libro e forse un vero perché alla violenza non c’è nella vita. Però è importante dare voce, ascoltare e ancora riprendere a sognare.

Stefania Grosso