Gli anni dell’apprendistato alle differenze di genere: Ernaux ci consegna la propria formazione alle disparità tra uomo e donna

Avrete capito ormai che Annie Ernaux è diventata una delle nostre autrici predilette, della quale abbiamo parlato spesso. Ciò che ci colpisce sempre della sua opera è la capacità di mischiare il personale e il politico, la vita intima e quella collettiva, ed intrecciare alla perfezione questi due aspetti umani in modo che non si sleghino più.

Come nella maggior parte dei suoi scritti quindi, ne La donna gelata, pubblicata in Italia da L’Orma editore, Ernaux compie questa operazione in cui racconta gli anni dell’apprendistato alle differenze e alle disparità di genere.

Cresciuta e abituata a vedere una madre sempre in bottega a tenere i conti, gestire l’attività e i clienti e un padre che lava i piatti con il grembiule, da piccola Annie Ernaux è stata raramente esposta ai ruoli di genere imposti dalla società. Ma una volta diventata adulta e uscita dal nucleo familiare originario, per lei non sarà più così facile mantenere una visione di neutralità tra sé stessa e gli uomini che incontrerà.

Questa neutralità esplode e va in mille pezzi quando Ernaux si sposa e rimane incinta del primo figlio. In modo a volte sottile, a volte meno, ma comunque sempre costante, il marito di Ernaux la incastra nel ruolo di moglie e madre e la allontana da quello di studentessa e poi di insegnante. Giorno dopo giorno, Ernaux si rende conto che questa non è la vita fatta per lei e che si sta conformando a un modello che non le appartiene, modello che si irrigidisce ulteriormente una volta avuto il secondo figlio.

La donna gelata è quindi un vero e proprio romanzo di formazione, del quale la protagonista è la futura autrice vincitrice di numerosissimi premi letterari, un vero e proprio apprendistato al mestiere di moglie e madre e una disamina dei rapporti tra uomo e donna che rimangono saldi ancora oggi.

La seconda parte de La donna gelata è forse la più significativa, perché le scene di vita matrimoniale sfociano sempre nella frustrazione, l’agitazione e a volte anche nella disperazione di una donna a cui non è data la possibilità di essere sé stessa, mentre a suo marito è concesso leggere Le Monde in poltrona quando vuole. E come sempre Ernaux riesce a fondere il personale con il politico, consegnandoci una storia emblematica che racconta la vita di moltissime donne che, ancora oggi, vengono rinchiuse a forza nei binari degli stereotipi di genere.

Giorgia Damiani