Il mal di vivere, la paura, la libertà – ed infine il silenzio. Tutto questo racchiuso nei brevi testi di Stig Dagerman

Figura di culto nella letteratura svedese (e non solo) Stig Dagerman, giornalista e scrittore anarchico, morto suicida a poco più di 30 anni, rimane ancor’oggi una luce, un acuto osservatore dell’animo umano ed un talento unico.

In questa semplice raccolta, uscita per Iperborea, troviamo tutta la sensibilità dell’autore, la sua ideologia e il suo malessere, che risuona sia nei saggi/articoli sia nelle poesie.

Anarchico libertario, Dagerman raggiunse il successo giovanissimo con Il serpente (pubblicato sempre da Iperborea), romanzo sulla paura e sulla guerra. Dopodiché scrisse testi teatrali, articoli e poesie fino a raggiungere l’apice per poi bloccarsi. Devastato dalla crisi creativa, dal successo, dall’impossibilità apparente di riscatto della condizione umana, il giovane Dagerman si tolse la vita.

In Il nostro bisogno di consolazione ritroviamo tutti questi temi, sotto un attento sguardo lucido; lo sguardo di chi da sempre sta dalla parte degli ultimi, dei sofferenti, di chi vuole che le cose cambino ma si scontra con l’immobilismo. Attenti al cane, ad esempio, la poesia politica che apre questa raccolta, è l’esempio cardine di ciò che Dagerman vuole comunicare, di ciò che attende i poveri del mondo contro l’istituzione. Un punto di partenza folgorante per scoprire ciò che abbiamo dell’opera di Dagerman.

Ci rimangono comunque le sue parole, il suo pensiero e ovviamente i suoi scritti, per un autore che poteva dirci molto di più sulla condizione umana.

Stefania Grosso