Una riflessione sulla poetica di Grace Paley e una nuova proposta di traduzione di Paolo Carnevali

Grace Paley quando scrive le poesie favorisce e facilita certe vicinanze di scrittura con il racconto. In particolare con le short-stories, così ricche di sensibilità, che sono state riunite in un unico libro: Tutti i racconti.

Sono proprio questi che amo di più, mentre credo che il suo scrivere poesie, appartenga ad un periodo di “trasformazione”: con la scelta di lasciare New York per il Vermont. Al bisogno di riflettere sul passato e il futuro.
Colpisce il suo attivismo femminista e anche antinucleare contro la guerra. Ha trascorso la sua vita da manifestante, trovando il tempo per reinventare il racconto americano. Sicuramente una delle voci più originali del ‘900. Penso spesso alla sua crescita legata a tre lingue: il russo parlato in casa, l’yiddish per la strada e l’inglese ovunque. Proprio questa miscela contraddistingue il, suo lavoro letterario. La sua poesia invece racchiude metafore sottili, complesse e negli ultimi anni, del vivere con la morte dentro: “La vecchiaia”. La porta per comprendere il grande “passaggio”.
La poesia che ho tradotto, mi ha suggerito il sentimento dello sguardo, fare rivivere le scene particolari e semplici della vita. Come se la profondità dei temi affrontati, navigasse in una leggerezza, in occasionali frequenze che offre la vita stessa.

THE POET’S OCCASIONAL ALTERNATIVE

​I was going to write a poem
I made a pie instead it took
about the same amount of time
of course the pie was a final
draft a poem would have had some
distance to go days and weeks and
much crumpled paper

the pie already had a talking
tumbling audience among small
trucks and a fire engine on
the kitchen floor

everybody will like this pie
it will have apples and cranberries
dried apricots in it many friends
wiull say why in the world did you
make only one

this does not happen with poems

because of unreportable
sadnesses I decided to
settle this morning for a responsive
eatership I do not
want to wait a week a year a
generation for the right
consumer to come along

Traduzione proposta da Paolo Carnevali

Volevo scrivere una poesia
invece ho fatto una torta ci ho messo
più o meno lo stesso tempo
ovvio la torta era una stesura
definitiva una poesia avrebbe richiesto
un poco di più giorni e settimane e
molta carta straccia

la torta aveva già un suo
pubblico vociante e capriolante tra
camioncini e un’autobotte dei pompieri sul
pavimento di cucina

questa torta piacerà a tutti
ci saranno dentro mele e mirtilli
e albicocche secche molti amici
diranno e perché diavolo
ne hai fatta una sola

questo con le poesie non capita

per via di riconducibili
tristezze ho deciso
stamattina di accontentarmi dei
miei voraci avventori non voglio
aspettare una settimana un anno una
generazione perché si presenti
il cliente giusto

Poesia contenuta in Volevo scrivere una poesia, invece ho fatto una torta, edizioni Sur.

Paolo Carnevali, nato a Bibbiena (Arezzo) nel 1957. Traduttore e poeta. “I dialoghi di Ebe e Liò” e. Lalli (1984)dal cui testo è stata tratta una pièce teatrale. Nello stesso anno redige “Poetica Città” poetry-zine underground distribuito nelle serate di lettura. “Trasparenze” ed. Tracce (1987) plaquette poetica, recensita sul Manifesto (1988) e sul Corriere Adriatico (1990). Presente in riviste e blog letterari. Collabora con la rivista Pioggia Obliqua Scritture d’Arte di Firenze come corrispondente da Londra U.K.
Alcune sue short stories e poesie qui.