La buona educazione di Bignardi è un piccolo grande esordio

Lisa vive con la famiglia a Roma: mamma, papà, un fratello e una sorella più piccoli. Fin qui tutto bene, niente di strano, se non fosse che Antonella, la madre di Lisa, è completamente fissata con una serie di regole che solo la figlia maggiore deve seguire per entrare a pieno diritto nel mondo degli adulti e della società. 

Pubblicato da e/o, La buona educazione di Alice Bignardi è la storia di un rapporto madre e figlia fatto di scontri, musi lunghi e litigi e, non da ultimo, una lotta per la sopravvivenza contro la sopraffazione. Per quanto amore possa provare Antonella per la figlia infatti, il suo modo di educarla, attraverso una lista quasi infinita di dettami che non vanno mai infranti, fa sentire Lisa come un “orso ammaestrato con un gonnellino rosa e un ombrello troppo piccolo per ripararlo dalla pioggia”.

La buona educazione del titolo non è altro che l’educazione alto-borghese che prepara perfettamente ad una vita fatta di conversazioni condotte in maniera fluente e perfetta, di buone maniere da tenere a tavola e in tutti i diversi contesti sociali, comporta l’essere sempre e comunque una brava studentessa, magra e sempre perfetta, anche se dentro di sé l’oceano delle emozioni è continuamente in tempesta. È l’educazione all’apparenza, alla performance, che non tiene assolutamente conto delle implicazioni psicologiche che la crescita sottintende. 

In questo romanzo di formazione nervoso e fulmineo, Alice Bignardi mette a nudo tutta una serie di meccanismi del rapporto tra madre e figlia portandoli quasi all’esasperazione e mostrandoci così che spesso la buona educazione è tutt’altro che ideale.

Giorgia Damiani