Un progetto concreto per rinnovare la narrazione storica

Ecco la nostra intervista a Cannibali e Re, in cui ci raccontano come sono nati il loro progetto, le pubblicazioni (i volumi di Cronache Ribelli e i romanzi e molto altro) e lanciamo insieme uno sguardo sul mondo e sull’importanza della storia.

Il vostro progetto editoriale è partito da una pagina social per arrivare fino a una serie di pubblicazioni. Com’è nata quest’idea e com’è stato fare il salto dai social alle pubblicazioni?

Cannibali e Re nasce dall’incontro di un gruppo di studenti di storia e di discipline storico-politiche. Volevamo fare narrazione storica utilizzando mezzi, forme e canali diversi da quelli utilizzati solitamente in questo ambito, e dunque come primo mezzo di diffusione delle nostre storie abbiamo scelto Facebook. Era infatti un mezzo che ci consentiva di avere un approccio orizzontale con chi seguisse la pagina, uno scambio libero e continuo tra chi produce e chi consuma la divulgazione storica, con l’obiettivo di non metterci mai in cattedra. Inoltre Facebook ci permetteva di pubblicare storie brevi, con uno stile semplice e quasi narrativo.

Ma per noi era fondamentale anche cosa raccontare: la nostra è una storia dal basso, una storie delle ribelle e dei ribelli, una storia di tutte e tutti coloro che vengono messi da parte nella “grande” narrazione storica ma che, a conti fatti, sono il vero e proprio motore della storia stessa. E che sono, da sempre, la gran parte dell’umanità, il “99%”… in altre parole, siamo noi.

Passare alle pubblicazioni non è stato sicuramente un passaggio semplice, né tantomeno scontato. In realtà già a meno di un anno dalla nascita del progetto in pagina, ci si chiedeva di fare questo passaggio alla carta stampata. Ma ci siamo presi del tempo per esigenze personali e per capire come impostare questo nuovo lato del progetto da una prospettiva coerente con tutto ciò che raccontiamo.

Era inoltre necessario studiare un formato apposito che fosse ben diverso dal classico libro di storia che si trova nelle librerie. Volevamo un testo che incuriosisce magari anche dal punto di vista grafico, prima ancora che con i contenuti, specie coloro che magari non sono avvezzi alla materia. Così è nato Cronache Ribelli, il nostro primo libro, un almanacco che riprende storie già raccontate in pagina e inediti e le fonde in 250 storie di ribellioni spesso molto diverse tra loro, ma con un importante filo conduttore: la lotta per l’emancipazione collettiva.

Infine, un punto che ci preme sottolineare: la decisione di evitare la grande distribuzione libraria, Amazon, e i grandi shop online. Una sfida al tempo sicuramente rischiosa ma che oggi, dopo quattro anni, tredici libri e oltre 15.000 volumi venduti, possiamo tranquillamente affermare di aver vinto.

Come studiate per far nascere ogni libro e che percorso di ricerca c’è dietro ad ogni volume di Cronache Ribelli, ma anche dietro i romanzi e i volumi per bambini? 

Ci occupiamo di divulgazione, e in particolare della divulgazione di un certo tipo di storia. Per cui per noi è importante valutare come e perché deve nascere un certo tipo di libro, ovvero il messaggio che deve portare avanti. Sui Cronache Ribelli la risposta è in ciò che abbiamo già detto prima, ossia nel percorso di narrazione di una storia dal basso che sta dietro ogni singola storia; ciascuna di queste storie, poi, ha dietro di sé un percorso di ricerca a sé stante. Più articolato è il discorso relativo ai nostri saggi, come Partigiani Contro e La Storia contro il Razzismo. Prendiamo il caso di Partigiani Contro: abbiamo scritto questo libro con l’obiettivo di mettere in discussione un paradigma, oggi molto diffuso, che vede la Resistenza come un’esperienza in linea con la storia nazionale ma che – in realtà – fu un’esperienza di piena rottura non solo con l’Italia fascista ma anche nei confronti dell’Italia liberale. Per cui la ricerca e le fonti utilizzate si basano sull’approfondire questo tipo di spunto. Ma di base, al di là del singolo testo, è fondamentale riuscire a riportare il punto di vista di chi portava avanti le sue lotte, in ogni ambito temporale e geografico. E non è sempre facile poiché la voce di sfruttati e oppressi ha sempre avuto meno spazio anche per quanto riguarda le fonti storiche.

Per quanto riguarda il romanzo, L’Organizzazione, abbiamo voluto raccontare in forma narrativa le lotte di cui parliamo quotidianamente. Non si tratta di un romanzo storico, ma è la stessa storia muovere i fili del racconto, partendo dalla seconda guerra mondiale, dalla segregazione negli USA, passando per il Vietnam e i “troubles” nell’Irlanda del Nord. Il legame col nostro lavoro quotidiano è quindi fortissimo, ma vi sveliamo un segreto: nonostante sia uscito nel 2019, in realtà L’Organizzazione è stato scritto anni prima che nascesse il nostro progetto editoriale!

A proposito, come è nata la decisione di proporre anche contenuti per i più piccoli e perché per voi questo progetto è importante?

Nel 2019 abbiamo iniziato una serie di laboratori nelle scuole, con un riscontro eccezionale che ha stupito noi per primi. Abbiamo quindi pensato che fosse fondamentale provare a portare la nostra narrazione anche alle bambine e ai bambini. Lo abbiamo fatto con un chiaro obiettivo in mente, ovvero nella speranza che attraverso le emozioni suscitate dai racconti sulle vicende di determinati personaggi possono sviluppare spirito critico e voglia di cambiare in meglio questa società. Una società che spesso li spinge direttamente e indirettamente all’individualismo, alla sfiducia verso il prossimo, alla competizione. Per noi è stato un passaggio a dir poco fondamentale e che speriamo di poter sviluppare in altri formati negli anni seguenti.

Vi occupate di Storia, ma anche di storie del passato ma con uno sguardo sul presente. Alla luce della situazione politica e sociale attuale, quanto è importante, e quale messaggio può dare, riscoprire questi volti e queste battaglie molto spesso dimenticate?

È importante alla luce di quello che abbiamo detto prima, ovvero come la storia degli ultimi e delle ultime sia stata spesso rimossa o comunque messa in ombra da gran parte della divulgazione storica. Ed è dunque essenziale, dal nostro punto di vista, utilizzare la storia per meglio capire la nostra collocazione all’interno del presente. Facciamo un esempio abbastanza esplicativo. Abbiamo spesso raccontato di come la storia non può essere vista dal punto di vista nazionale poiché questo corrisponde al punto di vista delle classi dirigenti; ebbene, pensiamo come ancora oggi si tenti di anteporre questa chiave di lettura ad ogni altra possibile interpretazione del nostro vissuto.  E addirittura si pensa che ciò sia una possibile reazione alla globalizzazione e alle sue storture.  Eppure il nazionalismo altro non è che una piccola globalizzazione, che ha a sua volta inglobato realtà spesso diverse tra loro e che antepone gli interessi di una piccola parte di una società a quelli delle masse. In sintesi, la nostra critica ai poteri e alle strutture del passato diventa automaticamente una critica alle strutture e i poteri del presente.

Gli ultimi, gli oppressi, i ribelli: le persone ai margini molto spesso se uniscono le forze danno vita a realtà e situazioni che possono forzare i canoni del capitalismo, del patriarcato e del potere nella sua configurazione contemporanea. Nell’attuale momento storico, in cui ci si divide più che unire, quali possono essere la spinta e l’energia per recuperare la forza della condivisione e della lotta? Quali sono le vostre osservazioni su questo?

Riprendiamo proprio dall’ultima domanda: sono incredibili i parallelismi che si possono trovare nelle grandi mobilitazioni, che stanno passando spesso in silenzio, negli ultimi anni ad opera soprattutto di manodopera immigrata. Si pensi a settori nevralgici come il tessile di Prato e la logistica di Piacenza, dove ci siamo trovati spesso anche di persona.

Eppure, grazie alle dinamiche delle quali abbiamo parlato nella domanda precedente, spesso ci si trova ad assistere a lavoratori, spesso anch’essi in situazioni precarie, che guardano al migrante con più ostilità che non a coloro che li costringono a salari da fame e allo sfruttamento. Questo per dire che viviamo in un momento nel quale è più che mai necessario unire tutti i fronti delle lotte: donne, migranti, lavoratori, diritto all’abitare…  Qualcuno diceva, un tempo, che nessuno è libero se non tutti sono liberi. Questo è un punto fondamentale e una chiave di lettura essenziale del nostro presente.

Ed infine, volevamo lasciarvi uno spazio libero, se volete aggiungere ulteriori riflessioni, commenti o riferimenti ad altre opere e progetti che per voi sono importanti

Ci teniamo a sottolineare due punti per noi importanti. Il primo riguarda il nostro lavoro per costruire una rete di distribuzione indipendente. Pensiamo sia un processo necessario al fine di scardinare il meccanismo della grande distribuzione e dell’editoria dominante, anche e soprattutto quella nell’ambito della divulgazione storica, volta solamente alla ricerca del profitto. È un processo lungo e a tratti difficile, ma ad oggi circa 50 spazi indipendenti, librerie, centri sociali e associazioni in tutta Italia ci aiutano a distribuire il nostro materiale. E aumentano ogni settimana.

In secondo luogo, vogliamo spendere due parole per la Battaglia della memoria, ovvero una serie di documentari che stiamo realizzando su alcune lotte dal basso svoltesi in tutta Italia. Si tratta di un formato per noi nuovo, ma ad oggi abbiamo già realizzato due documentari (uno che racconta la marcia delle donne a Prato durante la guerra e la successiva rivolta annonaria del 1919 e uno al manicomio di Colorno, durante l’occupazione dello stesso da parte di internati e personale), e diversi seguiranno nei prossimi mesi.

Vi ringraziamo di cuore per l’interesse nel nostro lavoro!


E noi ringraziamo immensamente tutta l’associazione per il prezioso contributo e vi invitiamo a seguire il progetto:

Cronache Ribelli su Facebook, Instagram, YouTube, Telegram e la pagina Cannibali e Re su Facebook

E lo shop online: https://cannibaliere.blomming.com/shop