Heaven di Kawakami è un romanzo filosofico, sul vederci giusto in situazioni difficili

Mieko Kawakami è stata per noi una vera rivelazione. E dopo aver molto amato Seni e uova, abbiamo proseguito con la lettura Heaven, il suo ultimo romanzo pubblicato in Italia da e/o e tradotto da Gianluca Coci.

Heaven è la storia di un protagonista senza nome, un ragazzino che frequenta la scuola media in una imprecisata città del Giappone. Di questo protagonista sappiamo che soffre di uno strabismo pronunciato all’occhio destro e che viene costantemente bullizzato dai suoi compagni di classe. Insieme a lui, conosciamo anche Kojima, altra compagna di classe, altra ragazzina presa di mira per il suo aspetto volutamente trasandato che, come presto scopriamo, è il mezzo che utilizza per sentirsi il più vicino possibile al padre lontano.

L’”Heaven” del titolo invece è un bellissimo quadro, amatissimo da Kojima, che si trova esposto in un museo a un’ora di treno dalla città in cui vivono * due protagonist*. Un giorno Kojima invita il protagonista in quel museo per mostrargli “Heaven”, ma per una serie di eventi né lui né * lettor* potranno mai conoscere questo capolavoro che rappresenta i deboli e gli ultimi della terra.

Per molt* critic* e recensor*, Heaven è un romanzo che sviscera il bullismo, piaga che affligge le scuole del Giappone e non solo. Heaven in realtà è molto altro, secondo noi. È un romanzo fortemente filosofico sulla morale e sull’etica, una parabola sul perché l’essere umano sceglie di fare ciò che fa e cosa lo spinge a scegliere il male. Da un lato c’è la visione del caso: facciamo quel che facciamo senza motivo, non siamo noi in realtà a controllare completamente le nostre scelte. Così almeno la vede Momose, compagno di classe del protagonista con cui avrà un confronto. Dall’altro c’è la visione di Kojima, per la quale invece tutto ha un senso in questa vita e le concatenazioni di scelte porteranno certamente a delle ricompense. E dunque, viva i deboli che non si sottomettono passivamente alle angherie del prossimo, ma che allo stesso tempo non usano la forza e la violenza per rispondere e ribellarsi.

Heaven è un romanzo sulla fatica di vederci giusto, sullo sforzo di vedere chiaramente e capire il perché delle nostre azioni e di quelle degli altri. E soprattutto è un romanzo sul saper scegliere per noi stessi, a volte anche scontentando e facendo soffrire gli altri, al di là del bene e del male. È una storia semplice e difficile allo stesso tempo perché, attraverso il tema del bullismo, l’autrice tocca argomenti su cui * filosof* di tutto il mondo si interrogano da sempre. 

Un’unica nota di demerito a margine. Il linguaggio utilizzato per rendere i dialoghi tra il protagonista e Kojima, quello utilizzato nelle loro lettere e nei momenti di riflessione del protagonista suona artificiale perché eccessivamente erudito e con una sintassi poco vicina a quella utilizzata da persone di 13 o 14 anni. E tuttavia, nonostante questo problema, Kawakami è stata brava a trovare il modo di rendere comunque fluente la narrazione e mantenere quel suo tipico stile che alterna momenti di monotonia a grandi salti nel buio.

Giorgia Damiani