Irrompere in proprietà private, ballare, cantare a squarciagola, vomitare: le donne di Lara Williams si riappropriano dello spazio

Le divoratrici, pubblicato in Italia da Blackie Edizioni è il romanzo d’esordio di Lara Williams, scrittrice britannica, già autrice della raccolta di racconti, Treats. In originale, Le divoratrici si intitola Supper Club, il circolo segreto che accoglie qualsiasi donna abbia voglia di mangiare fino a stare male e tentare così di sovvertire le norme sociali imposte alle donne dal patriarcato.

Il primo romanzo di Williams racconta la storia di Roberta, una donna che non ha grandi aspirazioni di carriera e che si accontenta del suo lavoro per un sito web di moda. La sua non è una fame di successo o di grandi riconoscimenti: Roberta ha bisogno di amore e ti attenzione. Abbandonata da giovane dal padre, che nel romanzo le scrive inutili email in cui le racconta quello che gli succede senza soluzione di continuità, Roberta è stata cresciuta ed educata dalla madre e dalla zia. Ma una volta trasferitasi altrove per frequentare l’università, la solitudine si impossessa di ogni aspetto della sua vita.

La fame di sentirsi parte di un gruppo, che viene negato alla protagonista durante gli anni di studio, in età adulta, Roberta la sazia fondando il Supper Club, un evento che raccoglie qualsiasi donna voglia liberarsi dalle costrizioni imposte dalla società patriarcale. Così, le donne del Supper Club si riuniscono di, notte occupando abusivamente proprietà private, raccattando dall’immondizia il cibo necessario a sfamarle, dando un tema diverso ad ogni serata.

L’intero romanzo è pervaso da metafore sul cibo, sulla nutrizione, sulla fame. Quella stessa fame che molte di noi provano per tutta la vita: la fame d’amore e di comunità, come Roberta, la fame di essere accettate, la fame di appartenere. La fame, soprattutto, di essere viste, smettendo di rimpicciolirci e prendendo finalmente spazio. E non è un caso inoltre che gli uomini che appaiono ne Le divoratrici siano perlopiù degli inetti, senza arte né parte. In particolare, il fidanzato di Roberta non capisce il senso del Supper Club, del perché sia fatto di nascosto, e che cosa ci trovino delle donne adulte nello strafogarsi a piena notte di nascosto. Non vede che è quello che moltissime donne fanno in solitudine, vergognandosi di mangiare oltre il limite per colmare il vuoto.

Ma in questo romanzo, l’atto di strafogarsi è riabilitato, perché è un atto di ribellione. Essere scomposte, parlare ad alta voce, ballare senza freni fino all’alba, diventare grasse significa mandare a fanculo lo status quo che ci vuole piccole, silenziose e discrete. E le divoratrici di questo romanzo tentano tutto questo. La storia tuttavia avrebbe potuto essere più spinta, più eccessiva, forse anche più coraggiosa, e Roberta e le sue compagne avrebbero potuto essere ancora più sovversive. Ma anche così, Le divoratrici di Lara Williams è un romanzo pieno di spunti di riflessione, è un romanzo che riempie comunque, anche se in certi punti manca un pizzico di sale.

Giorgia Damiani