Nei racconti di Perché l’America di Matthew Baker troviamo un nuovo modo di concepire la realtà e i futuri possibili

Questa raccolta di racconti pubblicata da Sellerio (nella riuscitissima traduzione di Veronica Raimo, ci porta dentro una possibile realtà, luoghi alternativi a quelli che viviamo quotidianamente ma che ci mostrano cosa possiamo essere, cosa potremmo fare, in un futuro non troppo lontano.

Matthew Baker in Perché l’America immagina un ragazzo che vuole dissociarsi dal proprio corpo, carcerati a cui viene azzerata la memoria, una società in cui essere ricchi, possedere troppo, è segno di esclusione sociale e molto altro ancora. Sono tutte realtà alternative ma possibili, tutte vicende con un velo di disperazione e dissoluzione.

Ed è così che mentre scorriamo le pagine di questi racconti (di diversa lunghezza, ambientazione e soggetti), ci troviamo a confrontarci non solo con il surreale ma anche con la nostra realtà, con le nostre concezioni di cosa è giusto e cosa è sbagliato. Perché ci troviamo di fronte alla scelta di lasciare andare il nostro corpo, di riprodurci solo per la società, di uscire dalla società con un rito funebre solo per non essere più un peso. Niente è reale eppure non è nemmeno così distante.

Inoltre, Matthew Baker è abilissimo a non lasciar mai cadere l’attenzione del lettore. Sia i dialoghi sia le descrizioni sono vivaci, cupe, taglienti ma dal profumo di novità. Forse i racconti di Perché l’America non ci mostrano un futuro e nemmeno una soluzione ma di certo ci fanno capire ancora una volta perché la letteratura è importante: per mostrarci mondi possibili.