Un luogo non-luogo, popolato da bizzarri individui: benvenuti nella terra di Scott McClanahan

Ovviamente questo è un libro triste. In fondo si parla di un ragazzino che cresce con una nonna particolare e uno zio non autosufficiente. Questa è una biografia. O forse no. Come forse non esiste la Crapalachia, quei monti Appalachi dove tutto è rovina e morte.

Se questo è un libro triste però Scott McClanahan lo rende molto, molto, divertente. A partire dal piccolo Scott che versa le birre nel tubo per l’alimentazione di Nathan, su richiesta dello stesso, si capisce. Non importa che non sia del tutto vero, che rimanga solo una suggestione, questa scena racchiude il senso di chi vive in un posto rurale, abbandonato, e non ha altre scelte. Strappando un sorriso.

Eppure, in tutto questo delirio e incrocio di morte e problemi, Scott McClanhan ci infila un sano ottimismo, una voglia di andare avanti senza dimenticare il passato, senza lasciare indietro quelle persone, che per quanto al limite ci hanno comunque segnato e che, soprattutto, abbiamo amato.

Edito da Pidgin, in una bellissima traduzione di Sara Verdecchia, questo è un libro sincero, grottesco, ma che non ha paura di azzardare verità e stupire il lettore. Scott McClanhan non mitizza il passato, rende solo i suoi fantasmi e i suoi ricordi più reali, per poi sbattere in faccia la realtà, compresa quella che sì, uno scrittore può mentire nella sua biografia. Il tutto condito da uno stile incalzante e senza esclusione di colpi.

Non fatevi scappare questo libro, vi innamorerete, non del luogo ma di tutte quelle bizzarrie che nei luoghi così possono apparire, veri o solo immaginati.

Stefania Grosso