Venti racconti sospesi tra realtà e allucinazioni, nello stile acuto e sorprendente di Samanta Schweblin: Uccelli vivi

Samanta Schweblin già con il precedente romanzo, uscito sempre per Sur, ci aveva mostrato la sua profonda capacità di indagare dentro gli aspetti più bizzarri e reconditi della nostra anima. Con questi venti racconti, contenuti in Uccelli vivi, si spinge ancora più al largo, lasciandoci sguazzare tra bizzarrie e incomprensioni.

Non lascia scampo l’autrice argentina, e non offre nemmeno soluzioni semplici. Lascia al lettore la scelta: comprendere perché una ragazza mangia uccelli vivi (il racconto che da il titolo al libro) o perché un uomo avvenente sia succube dalla madre. Forse non c’è nemmeno soluzione a queste vicende umane. Rimane comunque il cuore di queste vicende. Che in fondo sembrano normali, che in fondo possono capitare a chiunque. Una moglie morta, l’incapacità di cavarsela da soli, la crudeltà, l’abbandono della sposa sul ciglio della strada.

Sono storie successe, davvero. Eppure, Samanta Schweblin introduce l’elemento fantastico, magico, che porta la storia su un altro piano senza però mai staccare il lettore dalla terra su cui abitiamo. Tutto acquista un nuovo senso, una nuova emozione, attraverso gli occhi e le parole dell’autrice sembra di acquisire un nuovo senso. I venti racconti di Uccelli vivi sono stati scritti in momenti diversi, da una Schweblin giovanissima a una con più esperienza alle spalle, ma in nessuno troviamo scampo. Veniamo catturati dalla sua maestria, dall’incredibile capacità dell’autrice di tessere trame e fili che ci portano lontano per poi ricatapultarci nella vita di sempre.

Un’ottima raccolta e l’ennesima dimostrazione che Samanta Schweblin è un’autrice da non perdere.

Stefania Grosso