Un romanzo distopico di Karin Boye, che ci pone di fronte all’eterna domanda, meglio lo stato e l’ordine o i sentimenti?

Questo non è un romanzo contemporaneo, ma per lo stile e la trama potrebbe benissimo esserlo. Kallocaina si inserisce perfettamente in quella corrente distopica tra il ’40 e il ’50 che vede libri come 1984 e Il mondo nuovo. Karin Boye effettivamente confeziona un romanzo che non ha nulla da invidiare ai grandi classici del genere.

Scritto nel 1940, uscito per Iperborea già nel 1993, ritorna ora sugli scaffali delle nostre librerie, Kallocaina, titolo che riprende il siero inventato dal protagonista di questo romanzo. Leo Kall è uno scienziato devoto allo stato e che non si tira di certo indietro davanti ai doveri di perfetto cittadino.

Finché, ovviamente, qualcosa non inizia a scricchiolare attorno a lui, proprio quando sembrerebbe aver raggiunto il suo apice di successo. I dubbi di Leo, il suo superiore, così lontano dall’essere perfetto eppure con una forza d’animo incredibile, alcuni personaggi che scelgono di uscire dal severo controllo dello stato e poi, immancabile, il potere. Tutti questi elementi si mescolano nel romanzo di Boye, in un susseguirsi di attimi che ci porteranno all’epilogo, già purtroppo noto.

Ad affascinare in questo romanzo è proprio la presa di coscienza di Leo Kall. Dal suo più profondo rispetto per le regole imposte, alla sua curiosità scientifica, per poi approdare nel suo io, scovando bisogni e pulsioni che non credeva possibili. E, soprattutto, una richiesta di libertà. Perché verità e libertà non sono la stessa cosa, il controllo totale non porta al benessere (come ben sappiamo) e l’ordine costituito, la moralità tanto osannata non è poi in verità rispettata da chi detiene il potere. Leo Kall farà esperienza sulla propria pelle di tutto ciò, finendo vittima dello scontro tra idealismo e potere.

Una grande libro, un romanzo ancora attuale per le dinamiche che mostra al lettore e per la grande capacità di penetrare nel cuore di ciò che significa essere umani.

Stefania Grosso