Un viaggio tra passato e America d’oggi, tra migrazioni e riscatti: il saggio-diario di Marcos Gonsalez

Pedro, pobrecito, campesino. Pedro, l’immigrato. Pedro può essere il ragazzo ‘sfigato’ a scuola, l’ultimo arrivato, il fattorino della cena. Pedro rappresenta tutto ciò che proviene da fuori e la provincia (ma anche la città) americana rifiuta, non vede, non se ne cura. Marcos Gonsalez è figlio di immigrati e in questo memoir/saggio/diario, edito da Mar Dei Sargassi, mette in luce tutte le contraddizioni e tutti i dolori che questo comporta.

Non è un vero memoir, e non è un saggio, in quanto Gonsalez parte dai suoi ricordi ma trascende il personale per parlarci di cosa significa essere immigrati, queer e grassi. La riflessione che l’autore fa non si limita alla sua esperienza personale ma prende in esame le categorie in generale – i Pedro di questo mondo appunto – e anche inserendo cultura pop. Ne esce non solo una storia profondissima e dolorosa su di sé, sui suoi genitori, e la famiglia, ma ne diventa anche un ritratto dell’America razzista e indifferente.

Inoltre, Gonsalez, partendo dalla storia della sua famiglia – e anche dal suo periodico rifiuto di identificarsi – si spinge più in là, fino all’inizio di tutti questi guai, fin all’inizio della Storia, la scoperta dell’America. Perché da quel fatidico 1492 che la storia di tutti questi pedro è segnata da violenza e sopprusi.

Marco Gonsalez, in Pedro, in teoria, fonda la forma ricordo e diario per proporci una visione diversa su cultura, provenienza, lingua, sessualità… identità. Scava Gonsalez, scava a fondo, tra memorie, foto, frasi spezzate, e racchiude tutto, incolla e propone un collage di emozioni e verità che forse troppo spesso non vogliamo vedere. Davvero un grande esordio, una voce fresca e potente che ci parla di minoranze e riscatti, di identità e dilemmi strazianti.

Per tutti i Pedro del mondo, perché non siano più bersaglio di odio.

Stefania Grosso