Un’agile guida per cominciare ad imparare che cos’è l’abilismo, a riconoscerlo e ad evitarlo

Decostruzione abilista, di Claudia Maltese e Gresa Fazliu, pubblicato da Eris Edizioni nella collana Book Block, è un brevissimo saggio che spiega in parole semplici e dirette che cos’è l’abilismo, come riconoscere quando si sta facendo un’affermazione o un commento abilista e soprattutto cosa questo comporta per le persone disabilizzate.

Prima di raccontare quello che si trova all’interno di Decostruzione abilista, vorrei affrontare brevemente la definizione di tre parole fondamentali per approcciarsi all’antiabilismo nelle sue forme teoriche e pratiche: “decostruzione”, “abilismo”, “disabilizzare”. Decostruire, l’abilismo in questo caso, significa guardare da vicino e scovare i pregiudizi e le contraddizioni che emergono nei discorsi e nelle prassi messe in atto dalla società e dalle istituzioni nei confronti delle persone con disabilità.

L’abilismo è infatti una pratica discriminatoria rivolta dalla società e dalle istituzioni verso le persone che presentano una disabilità fisica o mentale e che divergono da quella che banalmente alle persone senza disabilità piace tanto chiamare “norma”.

L’ultima parola che mi piacerebbe prendere in considerazione è “disabilizzare”. Invece di considerare le persone con disabilità come portatrici loro stesse di quelle specifiche disabilità, proviamo a fare un giro di 180 gradi e cambiare il nostro punto di vista: forse il nocciolo del problema non sono le persone con disabilità in quanto tali, il problema non nasce quindi dalla loro disabilità, ma sono la società e le istituzioni a disabilizzarle, visto che il mondo antropomorfo in cui viviamo è costruito per quelle persone che “rientrano nella norma” e che quindi esclude, spesso completamente, le persone con disabilità.

Su questo punto in particolare ci fanno ragionare Claudia Maltese e Gresa Fazliu in Decostruzione antiabilista. L’abilismo è innanzitutto un rapporto che intercorre tra la società e le persone con disabilità. In brevi capitoli e con linguaggio semplice e diretto, Maltese e Fazliu raccontano che cosa significa vivere uno spazio che non ti accoglie, in cui le persone che lo abitano insieme a te non sono preparate a vedere i tuoi bisogni. La relazione tra spazio e corpo è sempre sbilanciata dalla parte dello spazio, che toglie ad alcune persone la possibilità di fare determinate cose. In questo quadro ci rendiamo conto che potersi spostare per strada in sicurezza, uscire, comprare una casa, potrei andare avanti ma mi fermo qui, non deve essere un privilegio, dovrebbe essere la “norma”, dovrebbe essere banale, facile e immediato, sempre. È necessario stabilire un nuovo equilibrio in questa dissestata relazione tra spazio e corpo.

Uscendo dai canoni di conformità su cui sono costruite le nostre società inoltre, i corpi delle persone disabilizzate, come ci spiega questo saggio, hanno soprattutto un potenziale e un potere rivoluzionario che attendono solo di essere abbracciati completamente e trasformati in energia. Questo il femminismo contemporaneo ha davvero bisogno di tenerlo più in considerazione, altrimenti ci si riempie solamente la bocca con la parola “intersezionalità”, ma continuando ad escludere e a mettere ai margini, continuando nei fatti a giocare la partita dei maschi cis-etero, bianchi e abili, che con la loro visione del mondo continuano a dominare.

Giorgia Damiani