Tra presente e passato, i fantasmi della dittatura si muovono ancora in Neanche da morto il nome perdesti di Luis Gusmán

Un breve romanzo eppure così denso, colmo di Storia e di storie personali. Luis Gusmán con Neanche da morto il nome perdesti, edito da Arcoiris, intreccia i fantasmi della dittatura di Videla in Argentina con le vite presenti di chi è sopravvissuto.

Troviamo aguzzini e vittime, figli e parenti, tutti alla costante ricerca di verità, oblio, tutto serve basta sciogliere la matassa di sentimenti che ancora si portano dentro. Troviamo così Federico, figlio di due giovani della resistenza trucidati in campagna. Federico, cresciuto con i nonni, ormai scomparsi, inizia a interrogarsi su quei due genitori che ha conosciuto solo in foto. Sua nonna gli ha lasciato solo un nome: Ana Botero.

La donna, Ana Botero esiste. Tormentata anche lei dal passato di quei giorni, che si ripresenta sotto forma di Varelita, assassino del regime. Naturalmente le storie si intrecceranno, per tornare proprio in quella casa di campagna dove tutto è iniziato.

Luis Gusmán descrive tutto con sguardo lucido, tagliente, riportando in vita quella sensazione di terrore e ansia che chi resisteva alla dittatura provava ogni giorno. Descrive la banalità degli aguzzini, le loro paure, la loro assenza di rimorso. Oggi come allora la Storia non lascia scampo e ogni persona dovrà fare i conti con i suoi ricordi e rimpianti. Per tornare a respirare.

Stefania Grosso