Nel confine tra narrazione e realtà, tra utopia e catastrofe, tra i traumi e i confini personali, si inserisce Elvia Wilk con il suo Narrazioni dell’estinzione

Narrazioni dell’estinzione, pubblicato da add editore, fa fatica a incasellarsi nel genere saggio. D’altronde di saggi ne troviamo tanti all’interno di questo libro, come troviamo anche una profonda e acuta riflessione personale sui labili confini della propria psicologia.

Ciò che però è chiaro in questo libro è la volontà di Elvia Wilk di raccontarci ciò che sta al limite, ciò che molte volte persino rifuggiamo, perché troppo strano, troppo weird. Ed è proprio dal concetto di weird, applicato alla letteratura, che parte Wilk per intraprendere questo viaggio che ci porterà tra fantascienza, buchi neri, cambiamento climatico, LARP, e ancora di più, per comprendere tutto ciò che appunto, sta ai margini, eppure descrive così bene il nostro (i nostri?) mondi.

Partiamo da un racconto di Margaret Atwood, passando per Han Kang, e soprattutto Mark Fisher e Jeff VanderMeer, per esplorare modi e costrutti alternativi al nostro modo consueto di vivere e determinare la società. In questo modo non solo Elvia Wilk affronta le ansie e paure che più affliggono la nostra generazione (l’altro, il cambiamento climatico, l’estinzione), ma anche rivolge lo sguardo su di sé, per espandere i confini del proprio essere e affrontare di petto i traumi e la terapia psicologica.

Saggio o autofiction, non importa. Narrazioni dell’estinzione diventa un moderno manuale per immaginare un’alternativa, anche se, e soprattutto se, weird.

Stefania Grosso