Sassi

Boga racconto copertina Sassi

Un racconto di Marco Emilio Boga

Un paio d’anni fa c’era stata una mareggiata che aveva distrutto gran parte del litorale. Molte abitazioni ed il grande ristorante erano stati colpiti duramente, lasciati a brandelli e di loro restavano saloni vuoti e finestre rotte. Fortunatamente la casa bianca ne era uscita quasi indenne. Solo segni sparsi lungo la facciata e qualche coccio rotto che giaceva inerte vicino alla ringhiera.

Trasportati dalle onde, rami e aghi di pino marittimo, insieme a una miriade di sassi, erano arrivati fin sopra il balcone del secondo piano e ci volle un’intera giornata per togliere ogni cosa. Tolti i rami più grossi, rimasero i sassi. Erano di ogni dimensione, con varie sfumature di grigio e di bianco, una seconda spiaggia, ma al secondo piano di una casa in riva al mare. Presi una manciata di quelli più piccoli, li feci scorrere sul palmo, la pressione dei polpastrelli sulla superficie levigata, il tentativo di fuga, di ritorno alla terra, invano, e poi li misi in un vasetto trasparente, che ancora oggi sta in sala. Mettemmo gli altri in un sacco e poi li riportammo a casa loro, sul litorale, pochi metri più sotto. Come spettri invidiosi, le cabine del bagno vicino ci guardavano, sospese nel vuoto. Chiedevano aiuto per qualcosa che non avevano fatto, ma l’uomo non sempre ha il controllo. È la natura a ristabilire gli equilibri. È alla natura che dovevano chiedere aiuto per porre finalmente fine al loro strazio. Le onde si schiantavano contro le rocce e il vento trasportava la spuma sempre più in alto, fino a divenire finissime goccioline trasportate in ogni dove. Salsedine che viaggiava ovunque. Un velo sottile che ricopriva ogni cosa col suo candore. Le dita scavavano profonde, incidendo quel fine velo bianco e facendo emergere la pelle. Sale sulla pelle. Sentivo il suo sapore mentre venivo schernito dai gabbiani che ridevano come ubriachi volando sopra le nostre teste. Sì, come ubriachi, emettevano quei suoni graffianti e strascicati di una lucidità sconcertante. Ridevano del nostro costante stupore per la natura. Ridevano del nostro essere confinati a terra, ridevano del nostro essere soli. Infiniti sassi, bagnati dal mare, destinati a sprofondare. E ora tra quelle risate mi tornano alla mente gli anni lontani, in cui mio padre mi aveva insegnato a nuotare. Mentre mettevo per la prima volta i piedi nell’acqua gelida calpestando massi coperti da una strana fanghiglia verdastra. Il colore del mare. Le sue sfumature di verde, di bianco, di grigio, di blu. Sentivo le sue mani che mi afferravano, salde, mentre mi spingeva sempre più avanti. Cercavo a tentoni di afferrare l’acqua, di spingerla per restare a galla mentre, un passo dopo l’altro, avanzavo inesorabilmente verso il punto di non ritorno. Quel punto i cui i piedi non avrebbero più toccato il fondo. E quel momento arrivò. Ed io non ero pronto. Così andai sotto. Bevvi litri di quell’acqua salata. E sputai tutto tossendo. Mio padre era lì. Aveva lasciato apposta la presa per lasciarmi da solo. Per affrontare quei passi, uno dopo l’altro. Tossii per un minuto che sembrò eterno. Il sale che graffiava la gola. Le dita che vagavano sul viso nel tentativo di togliere l’acqua dagli occhi. Poi lo fissai e non riuscii a trattenere le risate. E anche lui scoppiò a ridere. Le sue risate. Un suono che credevo perduto nella mia mente. Ricordo il sole caldo. Le sue mani che disperdevano le gocce rimaste attaccate alla pelle. Ricordo le pile di sassi. Mura giganti di castelli inventati. Quel sale sulla pelle e il suo sapore. E solo ora, mentre passo i piedi ancora tra questi sassi sulla sponda sotto la casa bianca, riesco a sentire di nuovo. Quel suono di una voce ormai lontana. Ora qui, sul litorale, in mezzo a questi sassi, finalmente libero e perso tra i ricordi.

Marco Emilio Boga è nato a Tradate il 27 ottobre del 1990. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria, ha pubblicato cinque libri di poesia e ha portato a termine il percorso di alta formazione ‘Over 30’, college scrivere con Giorgio Vasta, presso la Scuola Holden di Torino. Social Media Manager, ha scelto di fuggire tra le montagne cambiando vita e lavoro.