Un racconto di Marco Emilio Boga

Chi di noi non si è mai fermato a pensare? Magari in un giardinetto tra i palazzi di una città in costante movimento? Ed è proprio tra le luci dei semafori, in una Milano assorta nella propria vita frenetica, fatta di mille voci e persone che si rincorrono come trottole impazzite, che ha inizio la nostra storia.

Era una giornata tranquilla. Il cielo era di un azzurro pieno, con solo qualche venatura di bianco. Le nuvole avevano scelto di restare a dormire in chissà quale posto del mondo quel giorno di metà di febbraio. Il sole osservava la scena dall’alto, scaldando edifici, macchine, persone, animali, alberi. E tra i rumori quotidiani della città in costante movimento, il silenzio avvolgeva, come per magia, un piccolo pezzo di terra coperto d’erba. I fili verdi si mischiavano a quelli leggermente ingialliti. Una lieve brezza li scompigliava scherzosamente. 

Davanti a quel piccolo mondo, il quinto piano di un palazzo grigio, i segni del tempo restaurati da poco, fu scosso da una risata. Una risata così potente e intima da restare vivida nei giorni futuri nella memoria di chi era presente. Il suono di grandi balzi lungo i corridoi. La gioia infantile di una ragazza che correva verso l’uscita tra isole di persone intente a svolgere il proprio lavoro a testa bassa. Un amore puro e profondo che fece tornare tutti al mondo reale almeno per i pochi istanti in cui passò prima di sparire in ascensore.

Un pianto lungo e prolungato rimarrà vivido nei ricordi di chi quel giorno era presente in quell’ospedale sovraffollato, intento a smistare persone, a visitarle, a gestire tutto con la solita freddezza. Un pianto dal sapore dei primi avidi respiri, frenetici, acuti. Un pianto dal profumo di una madre con gli occhi lucidi dallo sforzo e allo stesso tempo mai così pieni di gioia. Due corpi vivi e stanchi. Due cuori che battono all’impazzata all’unisono.

In quei momenti frenetici e carichi d’emozione, nel silenzio di quegli steli mezzi addormentati, del piccolo pezzo di terra, dove il verde era più intenso, sbocciò un piccolo fiorellino immacolato. I petali si allungarono chi verso il cielo, chi verso l’erba. Venivano accarezzati per la prima volta dal calore del sole, dai profumi del mondo che li circondava. Erano vivi. Così semplici, puri. Così indifesi. Protetti da fili verdi che li circondavano amorevolmente.

Aprì gli occhi nella stanza dalle mille luci. Suoni come ovattati riempivano le piccole orecchie che, all’improvviso, sembrarono stapparsi venendo sconvolte da una moltitudine di versi mai sentiti prima. Un grido, nuovo e potente, uscì dalla bocca di quella bambina appena nata. Dopo i suoni fu travolta dagli odori, sconvolgenti, forti. Un altro grido le uscì spontaneo. Uno strano profumo finalmente la raggiunse, così dolce, così intimo. Le grida cessarono, il suono di respiri che rallentano dolcemente. Non poteva fare a meno di quel profumo, allungò istintivamente le mani, trovò il corpo di una donna, di sua madre. Si aggrappò alla vita. Lo sguardo di lei amorevole mentre dava da mangiare per la prima volta a sua figlia. Il sorriso della ragazza uscita di corsa dall’ufficio arrivata per stare vicino alla sorella, per vedere per la prima volta la sua nipotina.

Quel giorno nacque, a Milano, in un giardino verde, in mezzo ai mille palazzi grigi, un fiorellino candido.

Quel giorno nacque, a Milano, in una stanza d’ospedale fredda, dal caldo profumo di mamma, una nuova vita.

Ed è qui che ha inizio la loro storia. È qui che ha inizio la sua storia.

Piccola candida MARGHERITA.

Marco Emilio Boga è nato a Tradate il 27 ottobre del 1990. Laureato in Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria, ha pubblicato cinque libri di poesia e ha portato a termine il percorso di alta formazione ‘Over 30’, college scrivere con Giorgio Vasta, presso la Scuola Holden di Torino. Social Media Manager, ha scelto di fuggire tra le montagne cambiando vita e lavoro.

Illustrazione di Yasmin Asta