Tra ricordi e una vita in bilico, tra personale e politico, ripercorriamo la storia di Antonio e Hervé in L’albero del Ténéré

In L’albero del Ténéré, romanzo di Alessandro Andrei, pubblicato da Wojtek, ci troviamo a Milano nella vita a pezzi di Antonio, broker alle prese con ansia e insonnia.

Non dorme, ha flash del passato, il suo lavoro è a un passo dal precipizio, la sua vita sentimentale ormai crollata. E mentre guarda attorno a sé, Antonio si ritrova a fare anche i conti con il passato. Con una famiglia che ha allontanato in tutto per tutto, con un adolescenza che l’ha segnato. E soprattutto con il suo mito, suo zio Ernesto Furlan, detto Hervé. Hervé, il militante, lo zio affascinante, pieno di misteri eppure così delicato con il giovane Antonio, figlio di immigrati triestini a Parigi. Finché tutto non crolla, anche nell’adolescenza di Antonio.

A distanza di anni, Antonio, alle prese con la sua disfatta, riceve la notizia della morte di Hervé e dell’eredità. Preso dagli eventi, dai farmaci e dalle sue visione del passato, Antonio si reca in Marocco dove lo zio ha trascorso gli ultimi anni. Ed è qui che il personale si fonde di nuovo con il politico, l’ammirazione si fonde con il rifiuto, con il risentimento. Antonio farà i conti con tutto ciò che lo zio rappresenta per lui, sospeso tra presente e passato.

Con L’albero del Ténéré, Alessandro Andrei riesce a raccontare una storia intima, riesce a mostrare le debolezze di un uomo e allo stesso tempo riporta una storia di lotta, vendetta, di famiglie e di periferie. E lo fa con uno stile incalzante, che racchiude le pieghe del tempo, racchiude persino le allucinazioni di Antonio. Fino alla libertà, reale o immaginata.

Stefania Grosso