Nel Bosco di Vangone prendono vita allucinazioni e personaggi improbabili, alla ricerca di nuove forme e sensi
Per déclic, casa editrice decisamente sperimentale, troviamo Bosco di Antonio Vangone, una raccolta di racconti brevi o per meglio dire scenette di vita al limite del reale.
Forma, stile, senso e immaginazione si mescolano per sfidare i confini dell’ordine della nostra vita e della nostra società, creando così una pluralità di voci ai margini, voci surreali, dove un robot può scrivere un Haiku, un professore darà nomi alle stelle e due amici si sfideranno in eterni duelli fino a quello finale.
Vagone usa parole comuni per creare scene da multiverso, dove niente e come sembra e i significati si riassemblano in nuovi mondi, in nuovi modi di descrivere la pluralità delle vita. Breve e intenso, in questa raccolta da poco meno di 100 pagine, il lettore rimane incatenato in una spirale di innovazioni linguistiche e deve aprire la mente per lasciar fluire i personaggi (e le storie) onirici dell’autore.
Una raccolta visionaria che ben si aggiunge al catalogo altrettanto visionario della casa editrice.
Stefania Grosso
