dal libro Implore / Implora, con traduzione e commento di Raffaele Gatta
Fabrice Farre è nato presso Lione, a Saint-Etienne, nel 1966. Sin dal 2012, Farre ha all’attivo venti raccolte di poesia, pubblicazioni su più di cento riviste letterarie, tra cui quelle specializzate come Europe, Place de la Sorbonne, Alkemie, Conférence, Souffles. Qui prendiamo in raccolta alcuni testi tratti da Implore (Implora), libro pubblicato da Bruno Guattari Éditeur nel luglio 2020.
Parlando della poesia di Fabrice Farre, non possiamo sorvolare sul linguaggio metapoetico che contraddistingue i suoi versi. Le espressioni, i termini, rimandano a molteplici significati. Ogni singola parola diviene preziosa, come diceva Heidegger quando parlava di Poesia, poiché solo il linguaggio della poesia è Casa dell’Essere. E, in questo senso, Farre compie perfettamente questa scelta operazione, attraverso una ricerca precisa della parola. Anche la punteggiatura diviene superflua. Potremmo dire che ogni parola in Farre è già di per sé un verso poetico. Ogni parola dice quel TUTTO. Per questo motivo i versi che qui leggiamo diventano innumerevoli e non brevi come potrebbero sembrare. La metapoesia della sua parola va “oltre” le immagini fisiche e nostalgiche, scava altri apparati mentali e il “luogo” supera l’esistenza umana. Proprio i luoghi fisici, descritti da Farre, padroneggiano la scena, perché il luogo è parte spirituale e fondante dell’essere umano e dei suoi ricordi, non soltanto la presenza umanistica oggettiva.
Génération
Le jardin observé toute une vie
entre tout entier par la fenêtre
La sève de l’arbre habité murmure
je crie derrière l’écorce une lettre
pour les vivants qui abandonnent les murs
donnant un souffle à ceux que j’ai surpris
Generazione
Il giardino osservato per tutta la vita
entra del tuttodalla finestra
La linfa dell’albero abitato sussurra
io urlo da dietro la scorza una lettera
per i vivi che abbandonano le mura
dando un respiro a coloro che ho sorpreso
La mine
Je te vois sourire dans le carré
obscur de cette chambre en contrebas
qui toune sur elle-même sans les murs
Un centre existe il est rond parfois
il veut nous ressembler être la figure
triangulaire des vies séparées
La miniera
Io ti vedo sorridere nel quadrato
buio di questa stanza qui sotto
che gira su se stessa senza pareti
Esiste un centro talvolta è circolare
vuole somigliare a noi essere la figura
triangolare di vite separate
Rescapé
Le café noir blanchit comme un bonheur
Avant de le recevoir la tasse a
tinté sur le rayon le matin est passé
par les grilles de la porte à l’heure
où elle s’ouvre et se referme parfois
On boit l’eau contraire qui a épargné
Sopravvissuto
Il caffè nero sbianca come una gioia
Prima di riceverla la tazza ha
tintinnato sullo scaffale il mattino è passato
attraverso le griglie della porta nell’ora
in cui si apre e a volte si chiude
Si beve l’acqua contraria che ha salvato
Implore
Au bout d’un jour d’existence passée
au milieu de la fleur de ton manteau
je pars me loger dans une poche
de la doublure que ta main approche
Tu retrouves en m’ignorant tout là-haut
la maison construite sans escalier
Implora
Alla fine di un giorno di esistenza trascorsa
nel mezzo del fiore del tuo mantello
io me ne vado a rintanarmi in una tasca
della fodera a cui la tua mano si avvicina
Tu ritrovi come se lassù non ci fossi
la casa costruita senza scale
Raffaele Gatta si è formato in studi accademici (arti visive) presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze e in seguito si è laureato in Lettere Moderne. Negli ultimi anni ha vissuto in Germania tra Monaco di Baviera e Berlino, dove ha tradotto poeti tedeschi per alcune riviste letterarie e scritto recensioni d‘arte. Ha esposto, come artista, in alcune gallerie come a New York (Agora Gallery) e ha pubblicato tre libri: Un religioso silenzio (poesia) edizioni Andromeda Roma 2011, L’odore del caffè amaro (narrativa) Robin edizioni 2013 e Uomo Libero (poesia) Nulla Die edizioni 2023.
