Racconti radicali per una scrittrice fuori dal comune: è Noia terminale di Suzuki Izumi
La biografia di Suzuki Izumi è tutto fuorché convenzionale: modella e attrice che non rifiutava il nudo, invischiata in una storia d’amore tragica, droghe e sperimentazioni, fino al grande atto finale, il suicidio nel 1986.
Ora, per add, esce Noia terminale, la sua raccolta di racconti pseudo-fantascientifici, in cui il comune denominatore è la tragica condizione umana, prima fra tutte quella femminile. I mondi, le situazioni che Suzuki Izumi immaginò non sono propriamente fantascientifici. Certo, ci ritroviamo in pianeti lontani, in una società lesbo-matriarcale e post capitalista; troviamo anche droghe che accelerano il tempo e universi paralleli, ma il cuore pulsante di ogni racconto rimane l’acuta e infervorata analisi che l’autrice fa della nostra società.
Uomini reclusi, adolescenti che non provano emozioni, giovani donne alla ricerca di annullamento, una famiglia che reinterpreta gli stereotipi borghesi in un lontano e disabitato pianeta. In Noia terminale, ne troviamo per tutti i gusti e di tutte le forme. Ed è qui che nasce la fascinazione per i racconti di Suzuki Izumi: perché come la stessa autrice, la sua scrittura non si può imbavagliare e non si più conformare a un unico genere e schema.
Femminista, anti-sistema, voce critica, occulta, nichilista. Come la sua vita, questi racconti sono un vortice, che intrappola il lettore nella pagina e anche oltre, quando tutto lo spettacolo è finito e ci chiediamo, che emozione rimane. Suzuki Izumi è speculative fiction, è punk, è arte, è tutto ciò che non vogliamo affrontare.
Stefania Grosso
