Cosa determina l’identità? E il nostro corpo? Francesca Mattei nei suoi racconti mostra il confine tra ciò che siamo e l’immagine che vorremmo
Ognuno di noi ha un’identità, un segno distintivo, dei tratti, fisici e non, che identificano chi siamo, verso di noi e verso l’esterno. Ma cosa succede se non siamo più capaci di riconoscerci, cosa succede se vogliamo liberarci di questa identità? Se lo chiede Francesca Mattei nei racconti contenuti in Come si smette di avere una faccia, pubblicato da effequ.
Autrice del potente Il giorno in cui diedi fuoco alla mia casa, Mattei è abilissima nel tratteggiare personaggi in bilico, più propensi all’autolesionismo che alla cura, pronti a disfarsi di ogni bagaglio personale, emotivo e fisico, pur di provare ancora qualcosa. Perché in fondo è difficile stare in questo mondo, a queste regole, e allora c’è chi si chiude in casa, chi scappa su un furgone con un fratello piccolo e un pesce, c’è chi trova consolazione in un rapporto veloce, intriso di sangue. E allora si spezzano identità, corpi, sentimenti, e si ricomincia, si ricostruisce, ognuno a modo suo.
I racconti di Francesca Mattei sono come i suoi personaggi, si sfaldano, si modificano, lasciano il lettore sospeso, in bilico su ciò che pensiamo di sapere degli altri e su ciò che invece si nasconde nelle ombre dentro ognuno di noi. Sono variazioni sul corpo, certo, sono racconti che mostrano il distaccarsi del proprio corpo, ma è anche un distacco emotivo, un distacco sul giudizio che il corpo inevitabilmente porta con sé.
Con i racconti di Come si smette di avere una faccia, Francesca Mattei si conferma una brillante autrice, una scrittrice che sa cogliere perfettamente le complessità del discorso moderno sull’identità e riesce a mostrare con efficaci descrizioni e tanta ironia, cosa e come abitiamo il tempo moderno.
Stefania Grosso
