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Silvia Avallone - Cuore nero recensione Giorgia renna

Silvia Avallone – Cuore nero

Posted on 7 Maggio 20266 Maggio 2026 by Stefania

Cuore nero è un libro specchio, perché mentre lo leggi vedi riflessa la tua faccia, le tue paure, i tuoi pregiudizi, la convinzione di sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Cuore nero di Silvia Avallone è un romanzo a cui non si smette di pensare. Ne sono la prova: anche dopo mesi, continuo a interrogarmi su Emilia e sulla sua storia.

Ma è proprio in quel pensare che mi sono persa e vergognata, per poi uscirne un pochino più consapevole. Perché il tema cardine di questo romanzo spinge, volenti o nolenti, al giudizio, che è sempre figlio di un pregiudizio. E interroga chi legge sul bene e il male che abbiamo dentro, su chi siamo e sul senso di essere davvero umani.

Il libro della Avallone è un libro specchio, perché mentre lo leggi vedi riflessa la tua faccia, le tue paure, i tuoi pregiudizi, la convinzione di sapere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Quando finisci questo genere di libri, le tue certezze crollano, e inizi a chiederti se esiste davvero il perdono anche laddove la colpa supera l’immaginazione e se, qualcuno che si è comportato in maniera mostruosa, possa essere considerato al di là e oltre le proprie azioni: mostro è chi il mostro fa? 

La lettura di Cuore nero porta a riflettere sul ruolo del carcere come luogo di rieducazione, come stabilito anche dalla nostra Costituzione.

Davanti a delitti truci ed efferati, come quello di cui Emilia è protagonista, l’istinto prende il sopravvento: nel pensare di perdonare, ci si sente quasi in difetto nei confronti delle vittime. Reazioni umane, che anche Bruno sperimenta: quando scopre il nero di Emilia, la chiama ‘mostro’ e la allontana con durezza, come a volerla nuovamente punire per quello che ha fatto, come facciamo tutti, come fa la società stessa, sempre, con i colpevoli di reati così inimmaginabili.

Ma se alla prima reazione di pancia lasciamo subentrare una riflessione razionale, il ruolo educativo del carcere, la funzione di reinserimento nella società è non solo sancita dalla nostra Costituzione, ma anche la logica sensatezza che la detenzione deve avere all’interno di uno stato di diritto.

E allora eccoci a comprendere che “Siamo chiaroscuri. Buchi pieni di buio da cui escono, a volte, fortuiti tagli di luce” e che “nessuno di noi contiene una persona soltanto“.

Cuore nero è un romanzo potentissimo, destabilizzante, che ci spinge alle più complesse riflessioni sul senso dell’umanità e del perdono.

Nessuno di noi è solo bene o solo male. Nessuno di noi è una cosa sola, è tante cose insieme, giuste o sbagliate, belle e brutte, forti e fragili. E infine, nessuno di noi può ergersi a giudice, nessuno di noi ha il diritto di stabilire cosa un’altra persona meriti o meno. E l’umanità, forse, si dimostra proprio così, con la comprensione che questa sia l’unica verità.

L’ho scritto prima, lo ribadisco: solo un’Autrice con la A maiuscola come Silvia Avallone poteva scrivere una storia così profonda con una tale leggiadria, senza nessun giudizio di merito, solo raccontandoci il viaggio di una donna che, preso atto dell’irreparabilità di un enorme errore commesso, impara a vivere con il suo buio, in cui esiste ancora e comunque un cuore che batte.

Giorgia Renna
Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne all’Università Gabriele D’Annunzio a Chieti e la laurea magistrale in Italianistica e culture letterarie europee all’Alma Mater Studiorum di Bologna.
Da sempre appassionata di letteratura e divulgazione culturale
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