HERmione è un triangolo amoroso, la vitalità e la sofferenza che sboccia dalla scrittura, ma soprattutto è un inno alla poesia imagista
Il nome H.D. mi ricordava qualcosa. Un tuffo nel passato, durante gli studi. E dunque si è subito scatenata la curiosità per questo romanzo lirico, pubblicato con ottima cura e traduzione da Safarà. Come mi è stato detto fin da subito affrontare HERmione di H.D. non è sicuramente facile, è un libro complesso, sfaccettato, costruito su delle immagini più che su delle vere e proprie descrizioni e una narrazione lineare.
Sono lampi di esistenza, sospesi nel tempo. Come nella poesia imagista, sono le immagini a raccontare, la precisione di certi momenti, sospesi, in un linguaggio libero di connettere espressioni, ricordi e sentimenti, per creare una nuova e pura realtà. Certo, i mesi scorrono: Hermione Gart, protagonista del racconto, è ricalcata sulla giovane H.D., cresce, si divincola tra le sue passioni: quella attrazione per George e l’amicizia-amore per Fayne, e soprattutto la passione per la scrittura. Un romanzo autobiografico che però non è fedele alla biografia. Gli anni della gioventù sono concentrati in pochi mesi, forse un anno, e tutto viene filtrato, rimescolato in un gioco di specchi e memoria.
Her, protagonista ma anche rivendicazione di un’identità, di un soggetto potente che non rimane imbrigliato. Hermione, come nel Racconto d’inverno di Shakespeare, ma anche la figlia di Elena di Troia (e la madre di H.D. si chiama proprio Helen). Un nome simbolo, che viene ripetuto costantemente nel testo, come un mantra, come un sostegno identitario dopo il fallimento universitario della protagonista.
Un testo pieno, inoltre, di citazioni, riferimenti a poesia, mitologia e classicità greca e religione. Un testo che racconta la volontà di una ragazza di uscire da un mondo borghese che, per quanto intellettuale e benestante, la intrappola. La intrappola fino a farla quasi impazzire. Hermione infatti subisce quello che potremmo definire un crollo nervoso, in cui poi, tra sogni e dialoghi spezzati con la sua infermiera, rivive tutto ciò che l’ha portata a quell’istante: le aspettative del matrimonio con George, la sua voglia di scrivere, la passione per Fayne, la sua identità non inscrivibile in quello che era comunemente accettato. Un’identità fluida come potremmo identificarla oggi, una sofferenza e un’ansia sociale ancora attuale, che porta ancora tantə giovani a sognare fughe come le sogna Her.
HERmione di H.D. è un testo suggestivo, dove a colpire sono sicuramente la forza delle parole, la maestria con cui le frasi vengono composte per creare vortici di emozioni. E questa forza sa dare vita a nomi e identità, in una spinta creativa che rimane tuttora unica e difficilmente imitabile. Un romanzo di certo non facile, fatto di spirali di immagini che ritornano, che si avvolgono su se stesse, ma una volta inserita la chiave di lettura è difficile non rimanere intrappolati nella serie di immagini, nella poesia e nella forza vitale di Hermione/H.D..
Stefania Grosso
