Un mondo in trasformazione, cenere e ferro: è il mondo che circonda le novelle di Paul Zech
Scritte all’inizio del ‘900 ma pubblicate recentemente da Del Vecchio Editore, le novelle di Paul Zech ci trasportano in un mondo fatto di ombre, cenere, sfruttamenti e ingiustizie.
Il demone nero contiene sette racconti apparentemente scollegati tra loro se non fosse per l’ambientazione e le tematiche. Scritti tutti nel giro di due anni, tra il 1910 e il 1912, Paul Zech mostra attraverso un linguaggio surreale, quasi poetico, tutta la devastazione e la violenza scaturite dalle macchine e dall’avanzamento industriale.
Sembra quasi un paesaggio alieno, un mondo fatto di mostri di metallo e carbone, vapori che uccidono e ingranaggi che non lasciano scampo. In tutto questo fermento, in questo inferno, mentre la terra ingloba e ingoia, uomini e donne cercano di sopravvivere senza perdere l’umanità. Cercano di resistere ai soprusi degli altri uomini e persino la natura trova un modo per preservare la sua bellezza e dignità.
Le novelle più rappresentative sono forse Juppchen, il garzone della stalla, dove troviamo un ragazzo troppo sensibile per il mondo di tecnica e sviluppo sfrenato in cui vive. Ma Zech sembra dirci che non c’è spazio per la sensibilità, lasciando Juppchen sottomesso a un finale ironico quanto tragico. E poi c’è L’anarchico, il racconto più politico, ma anche quello che più mostra al lettore come la forza umana, l’unione tra simili, sia quella in grado di sconfiggere il demone.
Scritto più di cent’anni fa, Il demone nero di Paul Zech ha ancora una forza dirompente ed è ancora in grado di mostrare le conseguenze di un avanzamento tecnologico senza freni, immergendoci in un mondo cupo e perturbante, che ancora oggi lancia un avvertimento. Non perdere l’umanità a favore dello sviluppo.
Stefania Grosso
