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Criptorchidìa Inverno Pluto Pidgin Edizioni Recensione

Inverno Pluto – Criptorchidìa

Posted on 21 Luglio 202623 Luglio 2026 by Stefania

Una Roma fatiscente, un ragazzo che cataloga malattie e tutto attorno ossessioni e impicci che regolano la vita di Lorenzì e Vittoria

Uscito per la collana Stormo di Pidgin Edizioni, Criptorchidìa è un racconto corale, scritto dal collettivo Inverno Pluto, che ci porta dritti dritti nella periferia romana, dove due ragazzi vivono il loro disagio attraverso fissazioni e pomeriggi silenziosi.

Seguiamo così i loro pomeriggi, appollaiati su un muretto, in fuga dalla famiglia, dal resto della città e forse da loro stessi. Chiuso nel suo silenzio e nelle sue manie, Lorenzì lascia che sia Vittoria, che parla di continuo, a parlare anche per lui, a fingere (o desiderare) una vita diversa. Continua a chiedergli di malattie bizzarre che conosce e spiega con minuzia di dettagli. Ogni tanto lo abbandona per strada, troppo presa dai suoi video su YouTube.
Sullo sfondo una Roma che si muove a rilento, dove ben poco è nuovo, mentre tutto continua a scorrere con la violenza di ogni giorno. Ci sono ossessioni che però prendono il sopravvento, come capire cosa ha a che fare il padre del ragazzo con l’omicidio di Luca Varani, che affari abbiano davvero l’uomo e lo zio, che potere abbiano nel quartiere.

E così attraverso frammenti di discorso, liste di malattie e cose, persone, situazioni che il ragazzo osserva, veniamo in contatto con una Roma lontana dai riflettori, viva, forse infetta e allucinata, ma non per questo meno reale. Scopriamo che forse certe ossessioni è meglio lasciarle sopite. O forse, tutto continua a scorrere, e nella città eterna non c’è più niente di cui sorprendersi. Per Inverno Pluto non serve descrivere il disagio, in Criptorchidìa si mostra attraverso gesti ripetuti, frasi lasciate nel vuoto, quegli elenchi di cose così comuni di cui però non si può fare a meno se si vuole trovare un bricciolo di senso a questa esistenza.

Il collettivo Inverno Pluto in 60 pagine, poco più, costruisce un mondo che sembra un bad trip, una lama che entra nel cervello. Un’altra uscita incendiaria da non perdere.

Stefania Grosso

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