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Nadia Terranova - Addio fantasmi recensione giorgia renna

Nadia Terranova – Addio fantasmi

Posted on 18 Agosto 202617 Agosto 2026 by Stefania

Un padre che scompare non lascia solo un’assenza: lascia una domanda che continua a vivere.

Addio fantasmi racconta il difficile percorso attraverso cui si impara che lasciar andare non significa dimenticare, ma concedersi finalmente il diritto di vivere.

Ci sono romanzi che raccontano un’assenza e altri che raccontano ciò che quell’assenza produce. Nadia Terranova in Addio fantasmi, sceglie la seconda strada: non costruisce un romanzo sul mistero della scomparsa di un padre, ma sul tempo che segue quella scomparsa, sul modo in cui una perdita senza una conclusione continua a modellare l’identità di chi resta.

La protagonista, Ida, torna a Messina per aiutare la madre a svuotare la casa di famiglia. È un ritorno che ha il ritmo di una resa dei conti: gli oggetti, gli spazi e i ricordi diventano strumenti attraverso cui il passato riaffiora e costringe la protagonista a confrontarsi con una ferita mai rimarginata. La struttura del romanzo segue proprio questo movimento, alternando presente e memoria senza che il passaggio tra i due piani risulti artificiale. Il tempo della narrazione procede per associazioni, come accade nella memoria, dove basta un odore o un mobile per riaprire un’intera stagione della vita.

La voce narrante in prima persona rende il racconto estremamente intimo. Lo stile è misurato, essenziale, ma capace di una forte intensità emotiva. Terranova evita il sentimentalismo e lascia che siano le immagini e i silenzi a raccontare il dolore. La lingua è precisa, ricca di sfumature, e accompagna il lettore dentro un’elaborazione del lutto che non riguarda soltanto la morte, ma anche l’abbandono, forse ancora più difficile da accettare perché privo di una risposta definitiva.

Quello che mi ha incuriosito maggiormente è stata l’ossessione della protagonista nei confronti del padre. Un’ossessione che, pagina dopo pagina, smette di sembrare un semplice desiderio di ritrovarlo e diventa il simbolo dell’impossibilità di lasciar andare qualcosa che non si può più raggiungere. Sono passati ventitré anni dalla sua scomparsa, eppure quel vuoto continua a occupare ogni spazio della vita di Ida. Mi ha colpito il modo in cui il romanzo racconta il percorso necessario per perdonare qualcuno che se n’è andato senza spiegazioni e imparare, finalmente, a chiudere una porta per iniziare davvero a vivere la propria vita. Più che la ricerca del padre, ho sentito il bisogno della protagonista di liberarsi dalla sua assenza. I personaggi sono costruiti attraverso le loro fragilità più che attraverso i gesti. Anche la madre, inizialmente percepita quasi come un ostacolo, acquista progressivamente profondità, mostrando come ogni membro della famiglia abbia elaborato la perdita in maniera diversa. Nessuno possiede la verità, e questo rende il romanzo profondamente umano.

I temi dell’assenza, della memoria, dell’identità e della famiglia attraversano tutta l’opera. In questo senso, Addio fantasmi dialoga con molta narrativa contemporanea che esplora i legami familiari come luogo in cui si formano le nostre ferite più profonde, ma anche la possibilità di ricomporle. All’interno del catalogo Einaudi, il romanzo si inserisce perfettamente nella linea della narrativa che privilegia la dimensione psicologica e l’indagine sulle relazioni, senza rinunciare a una scrittura letteraria e accessibile. Se c’è un elemento che mi ha leggermente infastidito è l’insistenza, in alcuni passaggi, sul ritorno del pensiero verso il padre. Ho avuto la sensazione che questa reiterazione rallentasse il ritmo della narrazione. Tuttavia, rileggendo il romanzo nel suo insieme, ho capito che quella ripetizione è parte stessa del meccanismo del trauma: chi non riesce a elaborare una perdita torna continuamente nello stesso punto, come se il tempo si fosse fermato.

Alla fine della lettura mi è rimasta soprattutto una riflessione: alcune ferite non guariscono perché troviamo tutte le risposte, ma perché accettiamo che forse non arriveranno mai. Ed è proprio in questo passaggio che Addio fantasmi trova la sua forza più autentica.

Giorgia Renna
Ho conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne all’Università Gabriele D’Annunzio a Chieti e la laurea magistrale in Italianistica e culture letterarie europee all’Alma Mater Studiorum di Bologna.
Da sempre appassionata di letteratura e divulgazione culturale
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