Che tracce lasciano i conflitti dentro di noi? I racconti di Liadan Ní Chuinn indagano con lucidità dentro ferite mai davvero assorbite
Ambientati in Irlanda del Nord, i racconti contenuti in Sono ancora tutti qui di Liadan Ní Chuinn, pubblicato da La Nuova Frontiera, mostrano vite in bilico, schiacciate da una storia condivisa che nessuno riesce a lasciarsi alle spalle.
Segnata dai Troubles, l’Irlanda del Nord porta ancora oggi addosso traumi mai davvero risolti, pronti a riesplodere alla prima occasione. Ní Chuinn, autorə irlandese al suo esordio e non binariə, scrive sotto pseudonimo e di sé sappiamo pochissimo. E quelle ferite le affida ai suoi personaggi con una lucidità che non lascia scampo.
I protagonisti di questi racconti non hanno vissuto direttamente il conflitto tra repubblicani e unionisti, con l’esercito britannico come terzo attore, ma ne portano dentro le tracce. Si portano dietro anche un passato pesante, che sia un lutto, una scomparsa o lo sradicamento dal proprio paese di origine. Nessuno si salva, nessuno è soddisfatto. Ní Chuinn ci consegna però personaggi a tutto tondo, in cui storia personale e storia del paese si intrecciano e le cui scelte, spesso contraddittorie, non sempre ce li fanno amare ma ce li rendono comprensibili. Non cercano compassione: cercano verità e un modo di sopravvivere a un mondo opprimente, travolgente, senza una vera via di fuga.
Tutto sembra sull’orlo del collasso e alla fine non c’è epifania, solo il dover andare avanti, farsi forza e affrontare un altro giorno. Devastante il racconto finale, Daisy Hill, in cui Ní Chuinn riporta pagine e pagine di nomi di persone (donne, ragazzi, bambini, uomini) uccisi dai soldati britannici (gli stessi che parte della narrazione pubblica britannica ha celebrato come eroi) durante gli anni più duri dei Troubles. Un’atrocità che sembra non aver fine e che fa da contraltare ai piccoli traumi e alle necessità quotidiane del resto dei racconti.
Con Sono ancora tutti qui, Ní Chuinn firma un esordio che restituisce senza consolazioni i turbamenti di una comunità segnata dalla violenza. La sua prosa, caustica e asciutta, trova nel racconto breve la misura più efficace.
Stefania Grosso
