Un’avventura irriverente e surreale tra folklore ebraico e gli Stati Uniti di oggi
Len è un insegnante un po’ scapestrato, che una sera, dopo aver fumato, per divertimento e per noia, modella con della creta rubata un Golem, il gigante del folklore ebraico. Il problema? La creatura prende vita e si piazza in casa di Len.
Prende così il via la storia surreale de Il Golem di Brooklyn di Adam Mansbach, pubblicato da Sur. In poche ore Len si troverà ad assoldare Miri come traduttrice dall’ebraico, a calmare un Golem sotto acido e in cerca di giustizia per il popolo ebraico e a far sì che non distrugga mezza New York e non si cacci nei guai per fermare un raduno di neo nazisti.
Se tutto ciò non fosse già abbastanza comico, Len e Miri si ritroveranno a vivere un viaggio on the road pieno zeppo di situazioni imbarazzanti. Adam Mansbach però, nonostante le risate e la comicità, fa i conti con un razzismo dilagante, la pericolosità delle idee suprematiste e la chiusura nelle comunità tradizionaliste che non lasciano spazio a chi si sente “altro”.
Il Golem di Brooklyn è un viaggio reale attraverso gli Stati Uniti, da New York al Kentucky, ma anche un viaggio metaforico, dentro alla storia del popolo ebraico, la sua lotta e i suoi anacronismi, e dentro Lem e Miri, che faranno i conti con cosa vuol dire essere ebrei e giovani adulti nel mondo di oggi.
Adam Mansbach crea così un romanzo irriverente, pieno di vita ma anche forte critica alla violenza e alle divisioni sociali. Un romanzo che fa sicuramente ridere, ma che una volta chiusa l’ultima pagina non può che far pensare a come combattiamo il razzismo ogni giorno.
Stefania Grosso
