Ali Smith torna con Gliff, un romanzo dai toni distopici e al tempo stesso poetici
Gliff, una parola, un nome di un animale, ma che diventa presto un simbolo potente, una via di fuga. Il nuovo romanzo di Ali Smith, pubblicato da Sur, è una via di mezzo tra un romanzo di formazione, per l’età e l’evoluzione delle protagoniste, e un romanzo distopico, per l’ambientazione e il risultato finale.
La storia inizia in un futuro non ben specificato, dove Bri e Rose, due sorelle pre-adolescenti, si ritrovano separate dalla madre e dal compagno di lei. La causa? Essere non-verificabili, ovvero una famiglia che sfugge al rigido controllo digitale e iper-repressivo della società in cui vivono. Bri e Rose però non si arrendono, e dopo pochi giorni trovano degli alleati inaspettati, un gruppo di resistenza al potere e un cavallo, Gliff appunto. Le due sorelle così sopravvivono e imparano, attraverso la condivisione del sapere e lo studio di nuove parole, fonte delle loro storie e della loro immaginazione.
La forza delle storie e della loro immaginazione, della loro creatività, è proprio ciò che permette a Bri e Rose di sopravvivere all’incessante e inclemente apparato di sorveglianza. Finché tutto crolla e Bri e Rose vengono separate e prendono strade – e scelte – diametralmente opposte.
Arriviamo così alla parte più sconnessa e fantasiosa del romanzo, dove la linearità lascia il posto a visioni e poesia, dove l’amore tra le due sorelle riesplode in tutta la sua forza, perché la resistenza trova sempre un modo di farsi largo nelle pieghe del potere.
Ali Smith con Gliff sperimenta con la speculative fiction e lo fa magistralmente, consegnandoci un romanzo d’impatto ma al tempo stesso delicato, dove la sovversione avviene attraverso l’immaginazione.
