Il nuovo, folgorante, romanzo di Camila Sosa Villada ci porta a scoprire una famiglia peculiare e insolita
C’è la più famosa attrice trans, c’è un avvocato di successo gay. Si incontrano, e contro ogni logica si innamorano e si sposano. Questi sono i due protagonisti senza nome di Scene da una domesticazione, il nuovo romanzo di Camila Sosa Villada, pubblicato sempre da Sur.
Oltre all’attrice e all’avvocato, troviamo un’altra schiera di personaggi bizzarri e incisivi: i genitori di lei, il bambino adottato, la famiglia trans, l’amante di lui, il regista di La voce umana, l’ultimo spettacolo portato in scena dall’attrice. E tutti si muovono attorno a loro, attorno a questa famiglia che fa i conti con un amore che è troppo, che soffoca, con le incomprensioni, con i desideri che non sono da famiglia borghese eppure ne costruiscono una, piegando i propri sogni e i propri corpi.
Come per i precedenti romanzi e racconti, Camila Sosa Villada tratteggia e riempie dei personaggi pieni di contraddizioni, persone fragili eppure così forti, piene di vita eppure così inclini all’autodistruzione. E poi, ancora una volta, Sosa Villada ci mostra tutte le crepe del mondo borghese, tutti i meccanismi che spezzano la felicità e i sogni delle persone.
Un romanzo scritto a scene, come una pièce teatrale, come se la vita dell’attrice fosse messa sul palco, a nudo, davanti a noi. Ma si può davvero addomesticare una trans? Una persona che del proprio corpo ha fatto battaglia e desiderio, lotta e messaggio politico? Forse sì, o forse è solo un nuovo modo di scoprire la propria vita e il proprio corpo trans. Non vi resta che leggere Scene da una domesticazione e amare ancora una volta Camila Sosa Villada.
Stefania Grosso
