Un gioco di immaginazione per sfuggire alla violenza della dittatura: è Mambo di Alejandra Moffat
Cile, dittatura di Pinochet. O l’aquila cattiva, come lo chiama Ana e la sua famiglia, che è impegnata a fuggire dalla polizia e da chi li vuole tradire. Mambo di Alejandra Moffat ci porta dritti dritti negli anni cruciali della storia cilena, durante la dittatura e nei giorni che anticiperanno la fine del generale.
Edito da La Nuova Frontiera, il romanzo di Moffet interpreta in modo nuovo la tragedia e la sofferenza dei cileni. E lo fa attraverso gli occhi di Ana e Julia, sorelle e figlie di dissidenti. Però non è solo il punto di vista dell’infanzia e della pre adolescenza a colpire, è il modo fantasioso e innovativo in cui le due sorelle e i genitori affrontano i traumi e le continue fughe da una città all’altra.
Lo fanno attraverso giochi e favole, attraverso il potere dell’immaginazione e delle parole. Ed è così che Pinochet diventa l’aquila con il castello, che getta la sua ombra su tutto e tutti. E poi ci sono gli animali del bosco, i nani, il chiosco delle empanadas di fango, lucciole e disegni custoditi come tesori. Il tutto mentre i genitori faticano a rimanere in fuga e in vita, e mentre le sue sorelle scoprono le prime gelosie e passioni, e soprattutto, di chi ci si può fidare e di chi no.
Mambo di Alejandra Moffat è un bellissimo romanzo che mostra con delicatezza la tragedia della dittatura e con altrettanta delicatezza tratta la crescita e la paura di due bambine attraverso gli anni più bui. E lo fa con una lingua speciale, con un gioco di specchi e voli della mente, che proteggono e danno forza a questi due cuori spaventati.
Stefania Grosso
