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Giada Giordano Poesia

A mio figlio

Posted on 20 Agosto 202421 Agosto 2024 by Stefania

Poesie di Giada Giordano

Verrà come ai miei occhi

la tua faccia di bambino

l’amore dei giorni che contemplo

nelle ore che si allungano e sono estate.

Verrà come ai miei occhi

il tuo sorriso 

e sarà sorriderne insieme

ché nel grembo la vita pulsa già 

e si irradia come sogno.

Domani potrai guardarmi, madre,

tenderti la mano, sorreggerti piano 

mentre il cielo imbrunisce

dietro i colli, oltre le case.

Sarà per me sapere possibile 

nei meandri schiusi la dimora;

sentire il tempo persino nel piccolo incavo

delle mani, dei tuoi pugni chiusi:

vedere che ti abita, ti reclama.

…

Schiusa l’imposta che s’apre sul nostro giardino

tra le ortensie e la bouganvillea in fiore

come nella brina del mattino

aspettarti. 

Aspettare, amore, come si aspetta

 questa primavera

il rigoglio dei prati, dei fiori sugli alberi, 

sopra i tetti di Roma.

Nell’estate, sarà ancora più estate,

la luce che di sera ci terrà avvinghiati

come d’incanto, schiusa l’imposta che s’apre 

sul nostro giardino, verrà una nenia lieve

come dal mare.

Assaporeremo la via, il candore, 

quel primo abbaglio di luce.

E saranno tuoi, Figlio mio,

tutti i miei giorni, 

la loro poesia. 

…

So di un tempo che ancora si accinge

ad aspettarti mentre fuori spiove

e centimetri, metri di strade si porta

tra sedimenti e manti erbosi 

per le case e non so

che suono abbia la parola 

che a volte ci disarma

e ci fa sentire nudi, ma

è difficile contare i giorni

che ci separano, le ore 

e i propositi e la pioggia,

che a sera ci accompagna,

vedono queste mie parole

quasi una carezza

uno sguardo per domani

a cui racconterò 

del tuo arrivo.

…

Se è un cerchio sempre eterno questo amore, 

l’incanto che ci regala sul nascere, così come

all’alba dei nostri giorni ci accompagna

come si accompagnano le stagioni

dell’anno, il baluginio della luce 

oltre l’iride, persino quel raggio di lampione

ad illuminarci il capo;

così lo tengo, così teneramente per le mani, 

e non conto più i giorni

che abbiamo scelto di condividere,

persino le carezze che un domani

sapremo raccontare.

…

Andremo, figlio mio, per i vicoli di Roma

tra statue equestri e i suoi viali alberati, lungo 

gli argini innamorati e il Pincio e intorno 

un luccichìo di luci, di campane

lungo il portico e le sue scalinate,

tra la folla, renderanno vacuo il buio,

così che sarà giorno ai nostri occhi 

tra le cupole e gli obelischi della città.

E nella luce scomposta

rifratta dagli alberi dei grandi parchi

sentiremo le voci del quartiere

venirci incontro.

Così vedremo fare giorno insieme

sopra i tetti della città, per le strade

un crogiòlo di luci, di colori

ci riscoprirà simili

mentre si udiranno le campane

rintoccare con la tua risata

essere figlie

di te che le indichi.

…

Così a partire partiremo assieme

lì dove la rugiada bagna al mattino il fogliame

e cupole di paesi lontani e di oriente 

ci indicano la strada.

Avremo terra nelle tasche e pulviscolo

e sarà sempre di mezzogiorno che il sole

illuminerà alto il meridiano

e i chilometri percorsi, tra lembi e fiumi,

e i giardini pensili.

Saremo universo assieme

e un giorno seguiterà il tuo cammino

per strade che non conosco

a rischiarare quel tratto breve

tra valichi e confini di montagna, lì dove

il sole muore per primo dietro ad un crostone 

e si tinge di rosa al tramonto sulle pareti scoscese,

sui ghiacciai, all’ombra dei larici.

E quando ce ne andremo, niente sarà perduto

o stato vano, il terriccio pullulerà ancora

e zolle di terra recheranno al suolo i nostri passi

mentre a cinguettare penserà il giorno nuovo

sul nascere. 

Sarà mattino ancora

tra le valli e i templi e le alture,

sarà come deve, tutto continuerà a mietere

per te che vieni nel prossimo futuro e allora

verranno ancora le promesse e i canti 

sotto il suono simultaneo di più voci

che si intrecciano ed intonano nel mattino.

…

Prossimo alla meraviglia il canto, 

figlio come te, sarà comunque

lieve nel baluginio. 

Sgorgherà l’acqua

zampilleranno promesse

saremo assieme

quando il giorno lascerà ogni cosa 

tra gli argini del fiume

o nella luce tenue del mattino

che albeggerà tra i colli e le case.

E pioveranno promesse 

e dolce una speranza

farà strada agli uomini.

Verranno allora ad invitarci

a bere ancora alla fonte

nella Terra dei Padri. 

Giada Giordano nasce a Roma nel 1989.

A tredici anni vince la Menzione d’Onore al Concorso Nazionale di Poesia “Un fiore per voi”, indetto dal Comune di Cervia.  Nel 2014 viene selezionata per il corso di scrittura creativa indetto da Rai Eri. Nel 2015 vince il Poetry Slam al Roma Fringe Festival. Suoi testi sono apparsi sulle riviste online e cartacee “Atelier online”, “Voce Romana”, “Euterpe”, “Patria e Letteratura”, “Poetarum Silva”, “Our Poetry Archive”, “Galaktica Poetike Atunis”, su “Arcipelago Itaca blo-mag”, su “L’Astero Rosso, luogo di attenzione e poesia”, su “Fara Poesia”, su “Poetrydream” di Antonio Spagnuolo, sul “Journal of Italian Translation” dell’Università di New York, sul “Periodico de Poesia” dell’Università del Messico e su “La Repubblica” di Bari. Un ulteriore componimento poetico figura negli Archivi del Centro Nazionale Studi Leopardiani. Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo dal Centro Culturale T. Modotti.

Alcuni suoi testi sono apparsi su “Verso Libero”. Altri suoi componimenti sono stati pubblicati sulla Rivista Internazionale “Il Convivio”. È risultata finalista in vari premi di poesia: Tea Poetry 2015, Premio Belli 2016, Premio Mario dell’Arco 2017, Premio Versus Sulmona 2017 e Premio Arcipelago Itaca 2017.

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