Poesie di Giada Giordano
Verrà come ai miei occhi
la tua faccia di bambino
l’amore dei giorni che contemplo
nelle ore che si allungano e sono estate.
Verrà come ai miei occhi
il tuo sorriso
e sarà sorriderne insieme
ché nel grembo la vita pulsa già
e si irradia come sogno.
Domani potrai guardarmi, madre,
tenderti la mano, sorreggerti piano
mentre il cielo imbrunisce
dietro i colli, oltre le case.
Sarà per me sapere possibile
nei meandri schiusi la dimora;
sentire il tempo persino nel piccolo incavo
delle mani, dei tuoi pugni chiusi:
vedere che ti abita, ti reclama.
…
Schiusa l’imposta che s’apre sul nostro giardino
tra le ortensie e la bouganvillea in fiore
come nella brina del mattino
aspettarti.
Aspettare, amore, come si aspetta
questa primavera
il rigoglio dei prati, dei fiori sugli alberi,
sopra i tetti di Roma.
Nell’estate, sarà ancora più estate,
la luce che di sera ci terrà avvinghiati
come d’incanto, schiusa l’imposta che s’apre
sul nostro giardino, verrà una nenia lieve
come dal mare.
Assaporeremo la via, il candore,
quel primo abbaglio di luce.
E saranno tuoi, Figlio mio,
tutti i miei giorni,
la loro poesia.
…
So di un tempo che ancora si accinge
ad aspettarti mentre fuori spiove
e centimetri, metri di strade si porta
tra sedimenti e manti erbosi
per le case e non so
che suono abbia la parola
che a volte ci disarma
e ci fa sentire nudi, ma
è difficile contare i giorni
che ci separano, le ore
e i propositi e la pioggia,
che a sera ci accompagna,
vedono queste mie parole
quasi una carezza
uno sguardo per domani
a cui racconterò
del tuo arrivo.
…
Se è un cerchio sempre eterno questo amore,
l’incanto che ci regala sul nascere, così come
all’alba dei nostri giorni ci accompagna
come si accompagnano le stagioni
dell’anno, il baluginio della luce
oltre l’iride, persino quel raggio di lampione
ad illuminarci il capo;
così lo tengo, così teneramente per le mani,
e non conto più i giorni
che abbiamo scelto di condividere,
persino le carezze che un domani
sapremo raccontare.
…
Andremo, figlio mio, per i vicoli di Roma
tra statue equestri e i suoi viali alberati, lungo
gli argini innamorati e il Pincio e intorno
un luccichìo di luci, di campane
lungo il portico e le sue scalinate,
tra la folla, renderanno vacuo il buio,
così che sarà giorno ai nostri occhi
tra le cupole e gli obelischi della città.
E nella luce scomposta
rifratta dagli alberi dei grandi parchi
sentiremo le voci del quartiere
venirci incontro.
Così vedremo fare giorno insieme
sopra i tetti della città, per le strade
un crogiòlo di luci, di colori
ci riscoprirà simili
mentre si udiranno le campane
rintoccare con la tua risata
essere figlie
di te che le indichi.
…
Così a partire partiremo assieme
lì dove la rugiada bagna al mattino il fogliame
e cupole di paesi lontani e di oriente
ci indicano la strada.
Avremo terra nelle tasche e pulviscolo
e sarà sempre di mezzogiorno che il sole
illuminerà alto il meridiano
e i chilometri percorsi, tra lembi e fiumi,
e i giardini pensili.
Saremo universo assieme
e un giorno seguiterà il tuo cammino
per strade che non conosco
a rischiarare quel tratto breve
tra valichi e confini di montagna, lì dove
il sole muore per primo dietro ad un crostone
e si tinge di rosa al tramonto sulle pareti scoscese,
sui ghiacciai, all’ombra dei larici.
E quando ce ne andremo, niente sarà perduto
o stato vano, il terriccio pullulerà ancora
e zolle di terra recheranno al suolo i nostri passi
mentre a cinguettare penserà il giorno nuovo
sul nascere.
Sarà mattino ancora
tra le valli e i templi e le alture,
sarà come deve, tutto continuerà a mietere
per te che vieni nel prossimo futuro e allora
verranno ancora le promesse e i canti
sotto il suono simultaneo di più voci
che si intrecciano ed intonano nel mattino.
…
Prossimo alla meraviglia il canto,
figlio come te, sarà comunque
lieve nel baluginio.
Sgorgherà l’acqua
zampilleranno promesse
saremo assieme
quando il giorno lascerà ogni cosa
tra gli argini del fiume
o nella luce tenue del mattino
che albeggerà tra i colli e le case.
E pioveranno promesse
e dolce una speranza
farà strada agli uomini.
Verranno allora ad invitarci
a bere ancora alla fonte
nella Terra dei Padri.
Giada Giordano nasce a Roma nel 1989.
A tredici anni vince la Menzione d’Onore al Concorso Nazionale di Poesia “Un fiore per voi”, indetto dal Comune di Cervia. Nel 2014 viene selezionata per il corso di scrittura creativa indetto da Rai Eri. Nel 2015 vince il Poetry Slam al Roma Fringe Festival. Suoi testi sono apparsi sulle riviste online e cartacee “Atelier online”, “Voce Romana”, “Euterpe”, “Patria e Letteratura”, “Poetarum Silva”, “Our Poetry Archive”, “Galaktica Poetike Atunis”, su “Arcipelago Itaca blo-mag”, su “L’Astero Rosso, luogo di attenzione e poesia”, su “Fara Poesia”, su “Poetrydream” di Antonio Spagnuolo, sul “Journal of Italian Translation” dell’Università di New York, sul “Periodico de Poesia” dell’Università del Messico e su “La Repubblica” di Bari. Un ulteriore componimento poetico figura negli Archivi del Centro Nazionale Studi Leopardiani. Alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo dal Centro Culturale T. Modotti.
Alcuni suoi testi sono apparsi su “Verso Libero”. Altri suoi componimenti sono stati pubblicati sulla Rivista Internazionale “Il Convivio”. È risultata finalista in vari premi di poesia: Tea Poetry 2015, Premio Belli 2016, Premio Mario dell’Arco 2017, Premio Versus Sulmona 2017 e Premio Arcipelago Itaca 2017.
