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Poesie di Mina Gechi, Eccentrica

Eccentrica – Poesie di Mina Gechi

Posted on 10 Ottobre 202419 Ottobre 2024 by Stefania

Un estratto dalla raccolta Eccentrica di Mina Gechi

Voglio rinascere donna

L’andirivieni sui sentieri d’Africa 

ha lasciato impronte

senza scavare solchi

e la tratta mi ha resa più schiava di quel che ero.

Il mio mistero veniva mutilato 

e un’altra madre assisteva al supplizio necessario.

Mai però ho maledetto il mio genere.

Da sotto ai piedi saliva fumo e calore,

nella piazza solo odore di sterpaglie

e della carne bruciata sulla pira

perché le colpe di chi mi ha voluta strega ardono 

ma non si consumano nei secoli.

Mai però ho maledetto il mio genere.

Non c’è scampo al futuro combinato

per la dote di una bimba

e quale oltraggio è la privazione del mio corpo acerbo.

Afoni i gridi 

e sordi i parenti.

Mai però ho maledetto il mio genere

ma le guerriere tribù patriarcali 

e a chi mi impresse il marchio di Magdala colpevole

regalo il riscatto della storia.

Porto in seno

il culto della Dea Madre

sento la venerazione mai sopita per la terra fertile

sono l’incarnazione del potere della Natura

e dei cicli della luna

per questo voglio rinascere donna.


Fuori di me

Ho messo in fila

tutti i miei organi.

Li ho estratti

in ordine di importanza.

Prima il cuore.

Nelle mie mani lo guardavo

come se tenessi un nido di uccellini.

D’un battito affannoso e irregolare 

riportava bruciature

e rammendi da sarta improvvisata.

I colpi arrancavano

e d’istinto lo incalzavo

come si fa con un motore ingolfato 

anche se conoscendolo

non amava consigli 

tanto meno imposizioni.

I polmoni

fuoriusciti

e contratti a lungo 

non erano costretti

facevano gran scorta

e non sembrava loro vero.

Ne approfittavano

come un carcerato 

nell’ora d’aria.

Il fegato

iperattivo

subissato di lavoro

mi implorava

di fare da me 

una preventiva selezione.

Eppure avrei giurato

di avere maturato 

una certa abilità

a smascherare le tossine

in veste di nutrienti.

I reni rassegnati

e assopiti

in perenne siccità

nel torpore

bramavano la pioggia.

Esagerando

per pietà

li accontentava un acquazzone

e increduli

ritrovavano l’insperata idratazione.

Il cervello 

squilibrato

più di tutti mi sorprese!

A destra un emisfero

chiassoso, vivo,

un po’ ingombrante

abitato da creature sorprendenti

produceva scintille come frutti.

Il sinistro

assonnato

ordinato ma inattivo

vedeva la logica 

giacere inanimata.

A quel punto

fuori di me

con un cencio

li spolverai ad uno ad uno

i miei organi 

e ricollocati al posto giusto

riprendemmo a vivere 

coi soliti acciacchi.


Mi fa male la poesia

Mi hanno vista luminari

si sprecavano le diagnosi

ma a pensarci bene

non è colpa dei dottori

se il mio malanno non ha nome.

Mi chiedevano:

“Cosa le fa male?”

Troppo vaghi i sintomi

poco chiare le manifestazioni.

Ero incerta sul punto dolente,

nessun organo corrispondeva.

Mi affliggeva un malessere disperso

d’una incerta provenienza

eppure tutta mi coinvolgeva

una dolorosa impellenza,

un morbo senza sfogo.

Finché un dì 

un insolito esantema

dichiarava il mio tormento.

Stillavo da ogni poro

un essudato di pigmento

un inchiostro livido

che intinto

confessava la mia pena.

Con lo stilo

lo raccolse

un dottore praticante,

me la scrisse 

sulla schiena

la ragione del mio strazio

“Ti fa male la poesia!”

E allo specchio

me la lessi sulla cute

prima che qualcuno 

la cancellasse via.


Mezza morta

Se avessi facoltà

di lasciare questo corpo

e poter dopo poco ritornare

vorrei per un istante

dipartire da me stessa,

lontana

vivere la vita

di una sconosciuta

e con distacco

vedere quella

che sono vera.

Che mi aiutasse la forestiera

a indignarmi del mio non essere

dell’esasperato plasmarmi

al cospetto del prossimo

e mi cedesse 

come dono dei doni

un carisma intransigente.

Se entrassi nell’anima in affitto

a guardarmi da lontano come sono

ne sarei finalmente tanto indignata

e tornando 

nella me di questo mondo

non permetterei più

l’assurdo sacrificio

alla mia natura originale

che da una vita

stava dietro l’angolo a guardare. 

Attualmente sono insegnante di sostegno nelle scuole secondarie di primo grado. Sono una supplente e la condizione precaria mi consente la libertà di dedicarmi anche alle mie passioni e di cambiare frequentemente ambiente di lavoro dato che temo la monotonia. Per diversi anni mi sono dedicata al mestiere del restauro di opere d’arte. Quando ho sentito che per me era arrivato il momento di dedicarmi non più alle cose ma alle persone, ho iniziato ad insegnare. Sono convinta che la trasformazione dell’individuo sia il mistero e l’opportunità più affascinante che la vita ci offre e questo per me rappresenta sempre uno stimolo.

Vivo in campagna in provincia di Mantova. Amo molto anche la montagna e i suoi boschi dove mi piace trascorrere il tempo libero e allestire installazioni artistiche di land art (forma d’arte contemporanea in cui gli elementi naturali quali rami, foglie e sassi, insieme al contesto paesaggistico, danno vita ad un’opera effimera site specific). Trovo gratificante e terapeutico esprimermi anche attraverso la scrittura in versi e lo faccio in modo libero, raramente seguendo una metrica o aderendo ad un unico genere. Ho partecipato a concorsi letterari e alcuni dei miei testi sono stati inseriti nelle antologie dei premi come poesie inedite (Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti 2021; Menzione speciale Valeria Fanelli al Premio letterario Fabrizio De André 2021; Premio Bukowski 2020/2022/2023; Club dei Poeti 2022 – Melegnano). Nel 2024 è stata pubblicata da Eretica Edizioni la mia prima raccolta di poesie Eccentrica. 

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