Un estratto dalla raccolta Eccentrica di Mina Gechi
Voglio rinascere donna
L’andirivieni sui sentieri d’Africa
ha lasciato impronte
senza scavare solchi
e la tratta mi ha resa più schiava di quel che ero.
Il mio mistero veniva mutilato
e un’altra madre assisteva al supplizio necessario.
Mai però ho maledetto il mio genere.
Da sotto ai piedi saliva fumo e calore,
nella piazza solo odore di sterpaglie
e della carne bruciata sulla pira
perché le colpe di chi mi ha voluta strega ardono
ma non si consumano nei secoli.
Mai però ho maledetto il mio genere.
Non c’è scampo al futuro combinato
per la dote di una bimba
e quale oltraggio è la privazione del mio corpo acerbo.
Afoni i gridi
e sordi i parenti.
Mai però ho maledetto il mio genere
ma le guerriere tribù patriarcali
e a chi mi impresse il marchio di Magdala colpevole
regalo il riscatto della storia.
Porto in seno
il culto della Dea Madre
sento la venerazione mai sopita per la terra fertile
sono l’incarnazione del potere della Natura
e dei cicli della luna
per questo voglio rinascere donna.
Fuori di me
Ho messo in fila
tutti i miei organi.
Li ho estratti
in ordine di importanza.
Prima il cuore.
Nelle mie mani lo guardavo
come se tenessi un nido di uccellini.
D’un battito affannoso e irregolare
riportava bruciature
e rammendi da sarta improvvisata.
I colpi arrancavano
e d’istinto lo incalzavo
come si fa con un motore ingolfato
anche se conoscendolo
non amava consigli
tanto meno imposizioni.
I polmoni
fuoriusciti
e contratti a lungo
non erano costretti
facevano gran scorta
e non sembrava loro vero.
Ne approfittavano
come un carcerato
nell’ora d’aria.
Il fegato
iperattivo
subissato di lavoro
mi implorava
di fare da me
una preventiva selezione.
Eppure avrei giurato
di avere maturato
una certa abilità
a smascherare le tossine
in veste di nutrienti.
I reni rassegnati
e assopiti
in perenne siccità
nel torpore
bramavano la pioggia.
Esagerando
per pietà
li accontentava un acquazzone
e increduli
ritrovavano l’insperata idratazione.
Il cervello
squilibrato
più di tutti mi sorprese!
A destra un emisfero
chiassoso, vivo,
un po’ ingombrante
abitato da creature sorprendenti
produceva scintille come frutti.
Il sinistro
assonnato
ordinato ma inattivo
vedeva la logica
giacere inanimata.
A quel punto
fuori di me
con un cencio
li spolverai ad uno ad uno
i miei organi
e ricollocati al posto giusto
riprendemmo a vivere
coi soliti acciacchi.
Mi fa male la poesia
Mi hanno vista luminari
si sprecavano le diagnosi
ma a pensarci bene
non è colpa dei dottori
se il mio malanno non ha nome.
Mi chiedevano:
“Cosa le fa male?”
Troppo vaghi i sintomi
poco chiare le manifestazioni.
Ero incerta sul punto dolente,
nessun organo corrispondeva.
Mi affliggeva un malessere disperso
d’una incerta provenienza
eppure tutta mi coinvolgeva
una dolorosa impellenza,
un morbo senza sfogo.
Finché un dì
un insolito esantema
dichiarava il mio tormento.
Stillavo da ogni poro
un essudato di pigmento
un inchiostro livido
che intinto
confessava la mia pena.
Con lo stilo
lo raccolse
un dottore praticante,
me la scrisse
sulla schiena
la ragione del mio strazio
“Ti fa male la poesia!”
E allo specchio
me la lessi sulla cute
prima che qualcuno
la cancellasse via.
Mezza morta
Se avessi facoltà
di lasciare questo corpo
e poter dopo poco ritornare
vorrei per un istante
dipartire da me stessa,
lontana
vivere la vita
di una sconosciuta
e con distacco
vedere quella
che sono vera.
Che mi aiutasse la forestiera
a indignarmi del mio non essere
dell’esasperato plasmarmi
al cospetto del prossimo
e mi cedesse
come dono dei doni
un carisma intransigente.
Se entrassi nell’anima in affitto
a guardarmi da lontano come sono
ne sarei finalmente tanto indignata
e tornando
nella me di questo mondo
non permetterei più
l’assurdo sacrificio
alla mia natura originale
che da una vita
stava dietro l’angolo a guardare.
Attualmente sono insegnante di sostegno nelle scuole secondarie di primo grado. Sono una supplente e la condizione precaria mi consente la libertà di dedicarmi anche alle mie passioni e di cambiare frequentemente ambiente di lavoro dato che temo la monotonia. Per diversi anni mi sono dedicata al mestiere del restauro di opere d’arte. Quando ho sentito che per me era arrivato il momento di dedicarmi non più alle cose ma alle persone, ho iniziato ad insegnare. Sono convinta che la trasformazione dell’individuo sia il mistero e l’opportunità più affascinante che la vita ci offre e questo per me rappresenta sempre uno stimolo.
Vivo in campagna in provincia di Mantova. Amo molto anche la montagna e i suoi boschi dove mi piace trascorrere il tempo libero e allestire installazioni artistiche di land art (forma d’arte contemporanea in cui gli elementi naturali quali rami, foglie e sassi, insieme al contesto paesaggistico, danno vita ad un’opera effimera site specific). Trovo gratificante e terapeutico esprimermi anche attraverso la scrittura in versi e lo faccio in modo libero, raramente seguendo una metrica o aderendo ad un unico genere. Ho partecipato a concorsi letterari e alcuni dei miei testi sono stati inseriti nelle antologie dei premi come poesie inedite (Premio Internazionale Michelangelo Buonarroti 2021; Menzione speciale Valeria Fanelli al Premio letterario Fabrizio De André 2021; Premio Bukowski 2020/2022/2023; Club dei Poeti 2022 – Melegnano). Nel 2024 è stata pubblicata da Eretica Edizioni la mia prima raccolta di poesie Eccentrica.
