Un viaggio nella psiche, tra violenze e abusi, per ritrovare se stessi: è La luce inversa di Mota
Quando si è persi, dentro il proprio passato, quando tutto sembra riportare a quell’istante di violenza, come si fa a uscirne? Vanessa, Siddiq e Martin si ritrovano coinvolti in un esperimento che li trasporta nel passato, per fare i conti con esso e trovare il proprio futuro.
La luce inversa, primo libro di Mota, pubblicato da Wojtek Edizioni, è il viaggio mentale, astrale, dei tre ragazzi, che si fondono, si separano, si ritrovano dentro un luogo altro, in cui sentimenti e ricordi si mescolano. I tre ragazzi viaggiano, vivendo un’avventura extracorporea, finché non raggiungono la casa tra le nuvole, luogo in cui sceglieranno chi essere, chi seguire, se il perdono, la rabbia o l’annullamento.
Nel mentre, il loro passato si srotola davanti al lettore, come un vero percorso psicoterapeutico, e così scopriamo che Venessa è stata abusata dal patrigno, Siddiq dal prete dell’istituto in cui viveva e Martina dal nonno. Tutti e tre sono ricolmi di dolore, eppure ognuno ha intrapreso una strada diversa, che ci viene raccontata attraverso le tre voci, i tre punti di vista che si mescolano mentre viaggiano e raggiungono la fine dell’esperimento a cui sono sottoposti.
La luce inversa è un romanzo delicato e al tempo stesso dotato di una forza straordinaria, che arriva al cuore dei tre ragazzi e del lettore. È delicato nelle descrizione, nel raccontare i segreti dei protagonisti, la violenza che li ha colpiti, eppure è proprio questo linguaggio etereo a far male, a ferire, a formare le crepe in cui si insinua il dolore e la rabbia. Mota mantiene i tre punti di vista, alternandoli magistralmente, e facendo confluire le loro storie per poi separarle ancora, finché non giungeranno al termine, quando avranno capito come affrontare il nero dentro di loro e tornare a essere, a esistere. Fondamentale anche l’uso delle percezioni, spaziali e sensoriali, per descrivere il viaggio di Vanessa, Siddiq e Martin, e fondamentale il punto di vista di Siddiq che fa da fulcro al perdono e in qualche modo tiene uniti anche gli altri due. Tra luci, onde, nuvole e un treno che passa una volta sola: Mota è abilissimo a unificare le menti e i corpi dei ragazzi, senza mai esprimere giudizi, lasciando l’autore fuori, lasciando solo i pensieri di Vanessa, Siddiq e Martin spogli, viscerali, lucidi sulla pagina.
La luce inversa è un straordinario romanzo che ci porta a scoprire quanto costa la redenzione, quanto a fondo si insinua il dolore e come ognuno trova la forza, e la strada, fuori di esso.
Stefania Grosso
