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Racconto Piero Brundo Per amore della pace

Per amore della pace

Posted on 9 Settembre 202529 Agosto 2025 by Stefania

Un racconto di Piero Brundo

Questo racconto contiene frasi che potrebbero risultare offensive e disturbanti, un linguaggio volgare e scene di violenza che potrebbero urtare la sensibilità di alcuni lettori. La lettura è consigliata a un pubblico maturo e consapevole.
Il contenuto di quest’opera è frutto della fantasia dell’autore. Qualsiasi riferimento a persone, luoghi o eventi reali è puramente casuale. L’autore e l’editore non intendono in alcun modo offendere, incitare all’odio o promuovere comportamenti violenti.

1

Butta la Beretta nel vano portaoggetti, sposta lo specchietto retrovisore per inquadrarsi, si sistema un ciuffo ribelle e sorride, un sorriso da 20.000 Euro, tanto ci era voluto per sistemare una dentatura che da bambino gli aveva fatto conquistare il soprannome di Predator ma ora erano perfetti, allineati, bianchissimi. “Sorridi ed il mondo sorriderà con te, piangi e resterai da solo.” Chicco aveva sposato questa frase rubandola al film “Oldboy”, era il suo credo.

Nella semi oscurità del garage, appena illuminato da una lampadina, compiaciuto si osserva, si fa l’occhiolino, appoggia una sigaretta tra le labbra senza mai smettere di sorridere, inserisce il CD “AC/DC perfect mix”; sul display scorre il titolo del primo brano “Rock ‘n roll ain’t noise pollution” lampeggia per un paio di secondi prima di far partire il pezzo con l’intro di chitarra di Angus Young appena udibile, il suono di uno Zippo che si accende, sbuffo di fumo. Chicco, in playback, ripete gli stessi gesti; si accende la sigaretta col suo Zippo dorato, sbuffando il fumo assieme a Brian Johnson e con lui canta « ehi there all you middle man, throw away your fancy clothes… » Solo alla fine della prima strofa Chicco mette in moto la sua vecchia Mercedes SLK. Dio se amava quell’auto, quando uscì sul mercato era il top, non c’era ragazza che non fosse disposta a tutto pur di farci un giro e quanti pompini ci aveva rimediato. Giusto!? Ora era fuori moda, ma non poteva liberarsene, faceva parte del suo look. Pronto a spaccare il culo al mondo l’uomo, sorriso stampato, esce dall’oscurità del suo garage sgommando e cantando a squarciagola.

2

«Meglio un calcio in faccia!»

Margherita guarda il suo riflesso, non sopportava più la divisa scout, passi la camicia, gli anni avevano spento l’orribile celeste Nazionale, riducendolo ad un tenue azzurrino, ci era cresciuta dentro e trovava sexy come le disegnava il seno, quello che proprio non sopportava erano i bermuda, informi, di velluto blu notte a costine, non c’era verso di sentirsi donna indossandoli. Dando le spalle allo specchio ne ha conferma «ammazzerebbero anche il culo di Nicki Minaj», tentò di arrotolarli un po’ in vita, niente, il culo rimaneva piallato. Non era da lei avere paranoie, ma da quando nel gruppo scout era arrivata Isabella #shameless #awesome #simplydabest #funnygirl #tattooedgirl, la sua popolarità era calata. Perché Isabella giocava sporco, non rispettava le regole, Isabella era “generosa” non si faceva pregare… Isabella #lacagna.

La odiò dal primo istante. Ogni anno a settembre c’è l’iscrizione delle nuove matricole, ma lei si era presentata quella primavera, vestita di pelle, piercing e diversi tatuaggi, non c’entrava nulla con loro, con i valori cristiani e dello scoutismo, era lampante che fosse lì solo per creare casini…ancor peggio era lì per Alessandro, il suo Alessandro, la stella del reparto scout Roma 62. Atletico, fisico da statua greca, campione di categoria a nuoto, dimostrava più dei suoi sedici anni, anche quella vecchia della caporeparto si scioglieva in sua presenza. Quello era l’ultimo anno per lui, l’ultimo campo scout poi sarebbe passato ai Novizi e per due anni non sarebbero più stati assieme, era la sua ultima occasione e non poteva giocarsela indossando quei merdosissimi bermuda. La decima legge scout recita: “gli scout sono puri di pensieri, parole e azione”, vacillò, poi nello specchio vede il suo riflesso sfilare gli orridi bermuda e con perizia aprire una grossa scucitura nel centro. Un selfie con i pantaloni rotti #ops #notime4replace #screwed #girlintroubles #hurry ed invio, spiando l’account di Isabella #ladosenzaritegno aveva imparato le regole per la perfetta instagrammer, non meno di cinque hashtag mai più di dieci. Presi gli shorts più corti ed attillati che ha e tirati su i calzettoni per farli sembrare delle parigine, si controlla allo specchio sorridendo, piccolo e sodo, quello era il suo culo, è inutile andare in guerra seguendo le regole se il tuo avversario ti viene incontro con un’ atomica.

PING. 

Il primo, ed unico, commento alla sua foto era di Alessandro. “Dovrai venire senza” più tre smile con i cuoricini. Il cuore le salta in gola e un languore le scalda il basso ventre. Sono pronta. Lancia il telefono sul letto, niente smartphone durante le uscite, quattordici giorni in mezzo ai boschi, senza corrente e senza campo, non ci sarebbero state distrazioni social, bene! Zaino in spalla, lettore mp3 e cuffie, un saluto veloce a mamma e papà e di corsa in strada, si sta facendo tardi e tutto per vanità, è sbagliato? non per il suo cuore. Margherita corre, piena di fantasie e sogni, corre dal suo amore immaginandosi immersa nella notte, al chiaro di luna con Lui. Corre verso il suo destino con Ed Sheeran che le accarezza i timpani: “I’m in love with the shape of you, we push and pull like a magnet do, although my heart is falling too, I’m in love with your body.” impedendole di sentire la musica che si fa sempre più forte, sempre più vicina.

3

Finestrini aperti e musica al massimo, il cliché del tamarro Chicco lo cavalca con dedizione mentre il compianto Bon Scott canta con lui: « Oi, oi, oi, Oi, oi, oi, See me ride out of the sunset, on your color TV screen, out for all that I can get… If you know what I mean» È un sabato mattina di fine luglio, la città sbadiglia i suoi inquilini con parsimonia, permettendo a Chicco di fare il re per le strade semi vuote. «Women to the left of me, and women to the right, ain’t got no gun ain’t got no knife don’t you start no fight» Tra tutte le canzoni degli AC\DC TNT è proprio la sua, è come si sente, come affronta la vita, lo descrive nella sua semplicità e per completare il cerchio, il brano è uscito il 1° marzo 1976, il giorno della sua nascita. Il ritornello lo esalta, ci si riempie la bocca nel cantarlo, perché: «’Cause I’m T.N.T. I’m dynamite, T.N.T. and I’ll win the fight, T.N.T. I’m a power load. T.N.T. watch me explode…» In piena esaltazione canora sfreccia per le strade della Capitale, che non ama le corse, probabilmente è per questo che la giunta evita di coprire tutti i crateri che ricoprono il manto stradale dentro e fuori il Grande Raccordo Anulare, ed è su una di queste voragini che l’SLK di Chicco affonda, l’urto apre il vano portaoggetti sputando fuori la Beretta per terra. Un occhio all’arma caduta, uno al cielo per imprecare, l’uomo prosegue la sua corsa, si china per afferrare la pistola proprio quando la ragazza vestita da scout, con il suo ingombrante zaino in spalla, gli attraversa la strada correndo. Chicco frena spingendo con entrambi i piedi, lo stridio delle gomme supera la musica mentre la fanciulla si immobilizza. «I’m dirty mean and mighty unclean, I’m a wanted man, public enemy number one, understand. So lock up your daughter, lock up your wife, lock up your back door» L’SLK sobbalza sotto lo sforzo degli ABS, vibra sull’asfalto avvicinandosi a Margherita perdendo velocità, fermandosi a pochi cm dalle sue gambe. Immobili, congelati nell’attimo, i due si fissano avvolti dal fumo dalla puzza di gomma bruciata «And run for your life, the man is back in town, so don’t you mess me ‘round» Margherita è senza fiato vorrebbe insultare quel coatto quando nota la pistola che l’uomo stringe con una mano sul volante, incrocia il suo sguardo per un secondo, sono gli occhi di un pazzo, pensa, di un esaltato e prima che quello abbia tempo di reagire scappa. Chicco la osserva fuggire, lo zaino che goffamente le rimbalza sulle spalle, guarda la sua mano sul volante stretta sulla Beretta, e di nuovo la ragazza che sgambetta via, la segue con lo sguardo e prima di ripartire pensa «Bel culo» 

4

Sono le 7,57 quando arriva a destinazione, è presto ma fa parte della sua strategia, bisogna capire la zona prima di colpire. Molti adottano sempre lo stesso schema, ossessivamente, cercando di trovare il metodo perfetto, una sola risposta che soddisfi tutte le domande, imbecilli, lui no.

È il migliore in quello che fa, e lo è perché sa adattarsi, modellarsi sulla vittima, bisogna saper toccare i tasti giusti prima di attaccare. Il segreto è capire a quale squadra appartengano: cattolici, atei, destra, sinistra, Mac, Pc, vegani, carnivori… tutti sono tifosi di qualcosa, ed ogni tifoseria ha la sua psicologia, ogni supporter la sua nemesi. Chicco prende la pistola dal vano portaoggetti, se la sistema dietro la schiena, e si dirige al bar per una sana colazione, il pasto più importante della giornata, come gli dicevano da piccolo in casa-famiglia, anche se si trattava solo di una tazza di latte con un paio di fette biscottate sporcate con burro e marmellata. È un piccolo bar, solo due persone nonostante l’ora; per capire un quartiere sono questi i locali da frequentare. In quelli grandi lo staff si scontra con troppe persone, non parlano mai con i clienti, troppo presi a darsi addosso tra di loro. In quelli piccoli invece normalmente il proprietario fa tutto da solo, e la solitudine lo porta a cercare la chiacchiera con l’avventore.

Il piccolo locale è un inno alla A.S. Roma, vari gagliardetti della squadra, i poster con le 3 squadre che hanno vinto il campionato, ed un paio di foto autografate, una da Bruno Conti e l’altra con l’immancabile “Capitano”, pare non esista bar di romanisti senza una foto con Totti. Mancano, però, i poster della Nazionale. I due clienti sfottono il proprietario per le sue inclinazioni politiche, da quando l’Europa è stata investita da questo revival Sovranista, la vergogna dei nostalgici è tornata a mostrare la sua tracotanza, da quel che si dicono è chiaro che il barista appartiene alla squadra di minoranza nel quartiere. Chicco ordina un caffè lungo corretto col brandy, offrendo al barista la scusa per sganciarsi dagli sfottò. Il barista gli versa il brandy: «Giornata pesante?» «Non più del solito, in realtà questa è la mia colazione dal 30 maggio 1984» alza la tazzina come per brindare e prosegue «ma ancora non riesco a digerirla…giusto?». Il barista sorride con amarezza. Per il tifoso romanista quella è una data difficile da mandare giù, la Roma perse la finale per la Coppa dei Campioni ai rigori con il Liverpool. Anche gli altri due clienti commentano alzando le loro tazzine «Alla magggica», basta questo per riportare la pace nel locale. A Chicco del calcio non gliene frega nulla, non tifa per nessuno, si tratta solo di saper cogliere i punti deboli, sfruttare frustrazioni e desideri; quando va a pagare il suo caffè corretto riceve un sorriso dal proprietario e la colazione offerta. Sorride, ringrazia e se ne va, ancora un buon segno per questa mattinata, giusto? Un piccolo giro per il quartiere e poi dritto al suo appuntamento.

5

«Era la mattina di un sabato di luglio, era un’estate con temperature da record, quando questo tipo, un albanese o un rumeno, sinceramente non ricordo, d’altronde che differenza c’è?! Fan tutti parte della stessa feccia, giusto!? Beh, questo tipo si presenta vestito di tutto punto, macchina sportiva, ovviamente rubata, a casa di questa famiglia. Necessito di una piccola premessa, il bastardo aveva preso appuntamento con loro, dopo di ché si è presentato un’ora prima, per coglierli impreparati capite? Voi ve lo aspettereste un rapinatore su appuntamento? C’è del genio in tutto questo, giusto?» Nel salone, Giorgio Morelli, il volto ancora stropicciato dal cuscino, veste orgogliosamente una patriottica tuta blu con la scritta ITALIA al centro del petto, di fianco alla moglie, Carrè di bionda tintura, tette abbondanti, tremule e completamente prive di tono, come il resto del corpo. È chiaro che alla coppia piace mangiare. Sulla poltroncina di fronte, Chicco continua a sciorinare le sue storie. Per capire che strategia attuare gli era bastato un colpo d’occhio alla stanza in cui si erano sistemati, arredamento di buona fattura, costoso ma non ricercato, nessun libro sulle pareti, un televisore enorme sorvegliato da un piccolo crocifisso; sulla mensola tre foto rinchiuse in cornici argentate, una che ritrae l’uomo con moglie e figlia, una solo con la figlia e la terza sempre lui con in mano un mazzo di rose rosse. Erano palesemente della squadra Dio, Patria e Famiglia. Sorride fra sé mentre la sua bocca continua a fomentare paure per i suoi ospiti: «non so se entrare nei dettagli ma vedete questo… questo rifiuto, questa schiuma della società…beh capite! Alla prima occasione spacca la testa all’uomo ma non lo uccide, no…» Parlava rendendosi conto che non riusciva a smettere di guardare la foto del proprietario di casa con i fiori. Che razza di uomo si fa regalare delle rose? «…lo lascia lì, riverso in terra. La bava alla bocca un buco nel cranio da cui sporge una porzione di cervello…a strapparsi la lingua a morsi per le convulsioni…senza potersi muovere mentre quell’essere senza Dio profana la sacralità della sua donna in ogni orifizio, giusto?» Moglie e marito istintivamente si prendono per mano, Chicco fa una pausa, la sua espressione è grave, poi riprende la sua storia: «E quando finalmente ha finito di sfogare i suoi bisogni, le ficca le mani in bocca e le strappa la mascella. Così, capite? per nulla. Poi con calma svaligia casa e se ne va!» I coniugi Morelli lo fissano in silenzio. «Bene, lo hanno arrestato, troppi indizi ed impronte, giusto? Beh, indovinate un po’, ora quest’uomo è libero, la solita magistratura garantista, giusto?» Federico assaggia il caffè che lo attendeva sul tavolino da tè che divide lo spazio tra il divano e la poltrona dove siede. Senza nascondere il disgusto lo poggia. Sa di averli in pugno, ma la prudenza, si sa, non è mai sufficiente e poi perché porre fine a tanto spasso. Si alza in piedi, con aria apparentemente pensierosa, i racconti gli prendono la mano, adora insinuare il terrore e poi un po’ di teatralità rende tutto più vivido. Giusto? «Forse avrete sentito il caso di quella vecchia allevatrice di barboncini, la sig.ra Trudu.» I coniugi Morelli si scambiano uno sguardo di consulto prima di tornare su di lui. «No.» dice l’uomo, come previsto la gerarchia familiare viene rispettata in questa bella famiglia tradizionale. «Bene, la signora è stata una famosa allevatrice di cani, era di ritorno da una passeggiata con le sue amate bestie quando, arrivata sull’uscio, lo trova aperto. Non era la prima volta, il marito ormai era rinc…arteriosclerotico, capite.»

Chicco li osserva dall’alto, con ghigno sadico.

«Appena entra, due uomini di colore…due negri capite? Se mi passate il termine» Il padrone di casa annuisce «Si, si, almeno tra noi usiamo le parole giuste, c’è già troppa censura in giro.» Chicco sorride annuendo appena con la testa, dando l’idea di condividere la stessa ideologia «bene, questi due scimmioni (il padrone di casa sorride compiaciuto) giganteschi, delle montagne, la aggrediscono.» Chicco si muove per la stanza, mimando il suo racconto. «Un terzo bestione esce dalla cucina, trascinando il cadavere del vecchio per i capelli. Ebbene questi beduini si ripassano la vecchia a turno, capite?» Nell’estasi del racconto Chicco sbatte il bacino sullo schienale della poltrona mimando la violenza sulla vecchietta. «Poi la legano con i collant, attaccano a suonare i suoi dischi da vecchia e si sbronzano fino a vomitarsi l’anima, non prima di aver usato i suoi barboncini a mo’ di guantoni da boxe, capite ficcandogli quei manoni su per…» Chicco si sta veramente divertendo a descrivere la scena, i coniugi Morelli lo guardano a bocca aperta, sta esagerando, si sforza di riassumere un’aria seria. «Capite cosa intendo, vero?» Con le mani continua a suggerire l’idea dei cani indossati come guantoni da boxe. «La polizia li ha trovati così, ubriachi, i cani ancora impalati. La signora Trudu soffocata dal suo stesso vomito che perdeva seme da ogni buco. Giusto?» Assume un’aria seria. «E sapete cosa hanno in comune queste povere anime?» I coniugi a bocca aperta scuotono la testa. «Non si sono voluti proteggere con un dispositivo d’allarme all’avanguardia. Alla loro vita hanno preferito risparmiare poche migliaia di euro. Capite? Ma il male si annida nelle piccole cose, cresce e matura nella superficialità di gesti inconsapevoli, nelle disattenzioni. Avete mai conosciuto qualcuno che sia cattivo come vediamo nei film o nei romanzi? No, ovviamente, la cattiveria, la malvagità, è nei dettagli». I Morelli annuiscono, si guardano, un rapido confronto mentale tra i due, poi la donna fa un cenno con la testa e il marito può parlare. «Può mostrarci un listino, un preventivo?» Chicco sorride benevolo, compassionevole e con un prestigio sorprende la coppia estraendo un dépliant apparentemente dal nulla, posandolo sul tavolino. «Prego. Mentre lo consultate potrei approfittare della toilette?» È la donna ad indicargli la strada.

In bagno Chicco se la ride, piscia e ride, tutto è prevedibile in questa coppia, avesse avuto qualcuno con cui scommettere si sarebbe giocato questo contratto che in bagno avrebbe trovato gli asciugamani LUI e LEI, ed avrebbe vinto. L’imbonitore immagina quello che si stanno dicendo i coniugi: Lui: «Cara, ma guarda che prezzi, non possiamo permettercelo, proviamo almeno a sentire qualcun altro.» Lei lo guarda in quel tipico mix oltraggiata\mortificante che ogni brava moglie, che venera il suo uomo finché fa esattamente quello che lei dice, sfoggia al primo errore del maschio. Lei: «E rimandare? Correre ancora dei rischi? preferiresti vedermi scopata a turno da un gruppo di animali mentre tu ti contorci a terra pisciandoti addosso col cranio sfondato, piuttosto che rinunciare ad una vacanza che vuoi solo tu?» . «Ma l’idea era tua» 

Chicco se la ride, perdendo il controllo e schizzando in terra.

Lei: «prima, ora non ci voglio più andare, non se penso a tutto quello che può accaderci, mio Dio, no! Come abbiamo potuto aspettare tutto questo tempo, con tutto quello che sta succedendo, ci stanno invadendo e noi non facciamo nulla?»

Chicco si scrolla l’uccello pensando: “Dio benedica il sacro vincolo del matrimonio, giusto?”, si bagna le mani e si dà una bella lavata all’uccello. Si asciuga le mani sull’asciugamano Lui ed il cazzo su Lei, a ciascuno il suo. Giusto?

Nel salone i due parlano a bassa voce. «…che razza di padre, veramente ci devi ancora pensare?» «Ma io.» Chicco avanza verso di loro, le braccia aperte come un paterno messia pronto ad accogliere tra le sue braccia i discepoli dicendo «Signori, signori vi prego». Non avete ancora visto tutto.» Con la teatralità di un western anni ’50 estrae la pistola da dietro la schiena in un gesto ampio e scenico, puntandola per un istante in faccia all’uomo. I Morelli spalancano la bocca terrorizzati, guardano la canna della pistola e l’uomo che la impugna. Come un provetto pistolero Chicco fa roteare la pistola fino ad impugnarla per la canna. Con rigore e sacralità si genuflette ai piedi della coppia, capo chino come se fosse al cospetto di un re, un ginocchio a terra l’altro sollevato, sbattendo violentemente l’arma sul tavolino e con tono grave e solenne dice: «più di duemilatrecento anni or sono un grande generale, SUN TZU, scrisse l’arte della guerra, che per secoli ha insegnato strategie e tattiche militari ai più grandi sovrani.» Di sottecchi, senza alzare la testa, osserva i suoi ospiti, sorride vedendo gli occhi dell’uomo brillare, incantato dalla possibilità di stringere tra le mani il potere, la potenza, di quell’oggetto. Chicco prosegue la sua recita: «bene, c’è un passo che cito spesso: “Impara a non contare sul mancato arrivo del nemico, ma a fare affidamento sulla tua preparazione. A non contare sul mancato attacco del nemico, ma a fare affidamento sulla tua inattaccabilità.» Il sorriso del padrone di casa si allarga, dando a Chicco la possibilità di proseguire lo spettacolo. «chi è abile in battaglia si attesta sul campo in posizione di vantaggio e non si lascia scappare alcuna situazione che porti il nemico alla sconfitta.» Come un cavaliere che dona il cuore del nemico al suo signore, Federico spinge la pistola verso l’uomo. «Questa è per lei, se decide di comprare il nostro sistema antifurto, poiché ognuno dovrebbe avere il diritto di proteggere i propri cari. In America questo l’hanno già capito, per questo sono un popolo così grande, è solo per amore della pace.» Toglie la mano dall’arma ed osserva il viso dell’uomo, è raggiante, i suoi occhi brillano di eccitazione travolti dal sogno che sta eccitando le sue sinapsi mentre allunga la mano per afferrarla.

6

La vecchia chiesa sconsacrata mostra i segni della battaglia, i corpi dei gangster riversi, affogano nel loro stesso sangue, Giorgio in ginocchio sorregge la moglie morente tra le braccia, i paramenti alle sue spalle sono avvolti dalle fiamme. La donna sfiora con una carezza il volto del marito per l’ultima volta. «Non disperare per me…koff koff…non potevi far nulla KOF!» Un violento spasmo e un rigurgito di sangue le tolgono il fiato. «…Topolina ». La vita sta abbandonando la donna nel modo migliore, tra le braccia del suo amore, del suo UOMO «…sei ancora in tempo…koff koff salva nostra figlia mio amor…» Giorgio può solo gridare la sua disperazione prima di venire interrotto dall’insolente risata del Boss: «ahahahahaha è finita per te, piccolo verme insolente…ahahahahahahah!» Giorgio posa il corpo della donna, afferra la pistola e con il tono più cazzuto che ha gli risponde: «Lo vedremo» La risata del Boss riecheggia tra le mura della chiesetta in fiamme, Giorgio si guarda attorno, cercando di capire dove si nasconda il suo rivale. Un cigolio, il confessionale si apre ne esce la figlia, Margherita, imbavagliata e tenuta per i polsi dal Boss un uomo grande e grosso, vestito di bianco, un borsalino in testa, la pistola puntata alla tempia della ragazza, facendosene scudo. «ahahhaahahah come la mettiamo Eroe? ahahahah  » Imperturbabile, le mani lungo i fianchi come prima di un duello, Giorgio fissa torvamente il Boss. «Ho perso il conto dei colpi che ho sparato… te la senti di rischiare?» Il Boss con un gesto di stizza stringe meglio la ragazza a sé prima di sparare a Giorgio. I due restano sospesi nel tempo per alcuni istanti, la pistola di Giorgio, scarrellata, ha sparato il suo ultimo colpo, la spalla gli è esplosa in una rosa di sangue per il proiettile ricevuto. Dall’altro lato il Boss, il braccio ancora sospeso a mezz’aria; un rivolo di sangue gli esce dal centro della fronte, lo sguardo sorpreso prima di stramazzare a terra morto. Margherita corre incontro al padre liberandosi del bavaglio: «Papà!» Giorgio fa solo una leggera smorfia di dolore mentre la figlia lo abbraccia.

7

Chicco osserva l’espressione sognante dell’uomo, è fatta. Gli porge il contratto. «Benissimo, allora non ci resta che mettere una firma qui, qui e qui… dove ci sono le crocette.» L’uomo sorride, annuisce, fa tutto quello che gli dice il venditore, mentre la moglie gongola compiaciuta dallo sforzo economico del marito per la loro sicurezza. «Avete fatto la scelta giusta, questo è lo spirito che porterà il nostro paese verso un futuro più sicuro. Giusto?!» Osserva l’uomo siglare tutti i fogli, mentre l’uccello gli si imbarzotta, concludere affari glielo fa sempre diventare duro, senza ritegno cerca di collocarlo in una posizione più comoda all’interno delle sue mutande, incurante della donna che lo guarda. Si stringono le mani, l’affare è concluso, il tempo di un’ultima perla sussurrata come si fa tra amici intimi o tra cospiratori. «Mi raccomando, il mio piccolo regalo, non lo reclamizzate poiché… coloro che nel passato eccellevano nella difensiva, sapevano nascondersi sotto le nove terre e muoversi rapidamente sopra i nove cieli, per poter preservare le loro forze ed ottenere una vittoria completa» I due coniugi si guardano interdetti, mentre Chicco li osserva come un maestro comprensivo che si aspetta un quattro alla domanda quanto fa due più due. I Morelli ci pensano ancora un po’, incrociano lo sguardo del piazzista e si illuminano e in coro dicono: «SUN TZU» I tre si guardano come amiconi che ripetono un vecchio tormentone e ridono. Si stringono ancora le mani per l’ultimo saluto, prima di congedarsi. 

8

Sono le 23,33 quando i coniugi Morelli si mettono a letto, il buon umore non li ha abbandonati, anzi, lui posiziona la pistola sotto il cuscino, ci ha giocato per tutto il giorno, la moglie lo ha schernito più volte, ma la realtà è che vederlo con quell’arma in mano le ha dato più di un brivido, con tutto quello che ha speso aveva già deciso che non poteva negargli il sesso, quello che l’ha sorpresa è che aveva veramente voglia di essere presa. «Ma quanto sei sexy con quell’arma in mano?» gli aveva ripetuto. L’uomo sorride sorpreso, sapeva che c’era aria di scopata, insomma se non se l’era meritata oggi, quando? Ma che addirittura si facesse avanti lei…wow «qualcuno è su di giri stanotte» La donna rotola sul letto, è desiderosa, struscia il bacino contorcendosi «montami, prendimi per i polsi» Giorgio lascia la pistola pronto ad obbedire, il cazzo quasi eretto sporge dall’apertura del pigiama. Lei: «No, non così…» Giorgio esita, è abituato a masturbarsi in bagno prima di andare a letto e ultimamente le sue erezioni non sono più quelle di una volta, ma non pensava che la moglie proprio oggi lo volesse umiliare. «…prendi la pistola…stuprami». Questo proprio non se lo aspettava, e lo sorprende pure l’afflusso di sangue che gli si riversa nel corpo cavernoso del suo personale armamentario. Le salta addosso iniziando a scoparla con una foga che non aveva più provato, e lei con lui. Sarebbe stata senza dubbio la loro miglior scopata, ma di eccezionale fu solo che fu l’ultima. Un rumore proveniente dalla cucina li interrompe, il terrore dei racconti del venditore di antifurti li assale, richiamando tutto il sangue dell’uomo al cervello privandolo della forza erettile, per sua fortuna, altrimenti se lo sarebbe ritrovato mozzato dalla stretta contrazione della moglie. Si guardano terrorizzati. Lei: «o mio Dio, chi è?», «Margherita non può essere, è partita oggi con gli scout…». «vai a vedere». L’uomo si alza, l’arma in pugno, guarda la moglie e con tono rassicurante le dice: «ci penso io». Ed in una caricatura da protagonista di un film d’azione, Giorgio esce dalla camera con l’arma in pugno. Avanza per il corridoio, stringendo la pistola, i rumori sommesi continuano a venire dalla cucina, l’oscurità si illumina brevemente della fredda luce del frigorifero che viene aperto. Questi selvaggi non hanno nemmeno controllato se la casa era vuota, pensa Giorgio mentre si avvicina ai rumori, cos’è questa melodia? che il rapinatore stia ascoltando la musica con le cuffie? Giorgio raggiunge la cucina con un balzo atterrando a piedi pari, la pistola tesa davanti a sé, stretta tra le mani. «FERMO MANI IN ALTO!»

Margherita sobbalza, per lo spavento fa cadere il piatto che teneva tra le mani, il fracasso che fa cadendo a terra è l’innesco per l’uomo che dà sfogo alla sua mascolinità, al suo diritto alla difesa. Schiaccia il grilletto, si sorprende della potenza e della facilità con cui quel ferro scateni la sua violenza, lo preme ed urla, urla e preme illuminando di lampi bianchi e sangue l’oscurità finché non cessano le fiamme e le urla. Senza fiato attende nel buio, sente ancora la musica in sottofondo, lieve ma niente altro, tremando accende la luce, illuminando la fine del suo mondo.

9

«… il ragazzo si era rotto una gamba e Margherita era tornata in città per stargli vicino, voleva fare una sorpresa ai genitori, il resto ormai è noto a tutti, giusto? Il padre l’ha maciullata centrandola con 12 proiettili». Chicco è seduto su un puff colorato, la coppia di intellettuali davanti a lui ascolta le sue storie tenendosi per mano. «Eccesso di autodifesa, mancanza di fiducia nella giustizia e poca lungimiranza…ed indovinate cosa avevano in comune queste famiglie?» Chicco osserva la coppia, ce li ha in pugno. Giusto?

Laureato in teoria e tecnica della comunicazione multimediale dopo aver abbandonato l’Orientale
di Napoli. Pubblica le sue prime storie su Blue ma poi scopre il set e si distrae. Sperimenta diversi ruoli
Aiuto regia, direttore di produzione, runner, attore e regia (Tao Due, Mompracem, Cinecittà3)
finché non si ricorda cosa doveva fare. Lavora principalmente su soggetti per ragazzi, collaborando con Rainbow CGI a Pixie, Baby gladiatori e progettando la serie Winx live (che non partirà)
Per Gama Movie sviluppa il soggetto per il cartone animato “D-fence”, Bibbia e sinossi delle puntate,
in attesa di produzione. Scrive la sceneggiatura del film animato Vandarsya per l’argentina Sydonia, sempre per loro sceneggia la serie di documentari “Construir Amor”. Dal 2015 tiene un corso di educazione all’audiovisivo. Nel direttivo di WGI dal 2019 per la quale crea l’attuale formula per il Netpitch.
Con la comunicazione digitale è in idiosincrasia.

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