Con Valeria Manzi e il suo L’indifferente scorrere scopriamo gli intrecci e le causalità della vita
Un breve romanzo composto da episodi e punti di vista diversi. È così che si presenta di primo impatto L’indifferente scorrere di Valeria Manzi, nel catalogo di Ali Ribelli Edizioni.
Un uomo, padre di famiglia, gran lavoratore, si lascia andare a un gesto di rabbia improvviso e apparentemente senza motivo. In verità il motivo c’è, e sarà il figlio Luca a cercare di scoprire la verità. Ed è qui che prende vita il primo intreccio: i pensieri di Angelo, il padre, di Francesca, la madre, di Luca e dei suoi amici, di un gruppo di bulli e bulle, di un uomo disperato. Ognuno si connette all’altro come i pezzi di un puzzle che, composti, formano il quadro completo, mentre attorno a loro la vita scorre.
È questa la forza della scrittura di Valeria Manzi: presentare un mondo dove la vita continua, dove ognuno compie i propri sforzi per comprendere ciò che essa pone davanti, e che a volte sembra insormontabile.
Il cuore di L’indifferente scorrere (diviso in due parti, due storie complementari) è proprio questo gioco di intrecci e di specchi. La narrazione procede spedita, anche se avrebbe beneficiato di un editing più attento, e ci porta altrettanto rapidamente alla risoluzione del conflitto principale.
L’indifferente scorrere di Valeria Manzi è un esordio che sa orchestrare voci diverse con sicurezza, ma che avrebbe guadagnato molto da un passo più lento. Lo rende dunque un tentativo riuscito a metà: la coralità funziona, i personaggi respirano, ma la fretta narrativa finisce per togliere profondità proprio là dove ce ne sarebbe più bisogno.
Stefania Grosso
